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martedì 27 gennaio 2015

50 sfumature di Tabatha

Ma che diavolo ci faccio qui, in un letto disfatto che non mi appartiene?
Veramente è già da un po' di tempo che mi sento fuori posto, confusa... Proprio io, che non ho mai avuto incertezze, proprio quella Tabatha che sa muoversi con sicurezza e grazia allo stesso tempo, anche in battaglia... Beh, ora la mia mente vacilla. Sta accadendo tutto troppo in fretta: prima le voci nella mia testa che arrivano senza preavviso, poi quella sacerdotessa mi dice che ho un "dono". Un dono? E chi l'avrebbe chiesto? Da dove sarebbe venuto fuori, poi? E infine... questo marchio. Secondo Deneb ora sono in grado di teletrasportarmi. Mi viene quasi da ridere. L'ho sempre preso in giro per i suoi "trucchetti" e adesso, senza aver mai chiesto nulla, posso fare qualcosa anch'io. Dovrei esserne felice, sì. Se non fosse per un piccolo effetto collaterale: prima o poi questo "potere" mi porterà alla morte. Pazzesco, eh? Qualcosa di davvero utile può rivelarsi letale. Al solo pensiero mi scoppia la testa...
Il capitano dorme ancora... soddisfatto...
Che persona interessante... Non avrei mai pensato di incontrare un galantuomo del genere su una nave piena zeppa di rozzi marinai: un vero uomo di mondo con cui poter fare affari, magari mettere su una società. E quel vino... Doveva essere davvero un'ottima annata! Ecco, forse è al terzo calice che ho dimenticato perché ero lì, nella sua cabina. Ero lì per... dovevo... Ah, già! Aryannae mi aveva detto di carpire informazioni sulla nostra destinazione. Roba di lavoro insomma. Sempre lavoro... Quindi, visto che ricordo ben poco di quello di cui abbiamo parlato... Ricordo di aver riso tantissimo, questo sì, come non mi capitava da secoli ormai. Dicevo, visto che ricordo ben poco, sarà il caso di curiosare tra le sue carte.
Dorme profondamente, come un bambino... Non dovrebbe accorgersi di nulla. Bene. Sono in piedi e... da dove comincio? Dalla scrivania, direi. C'è un solo cassetto chiuso a chiave. Dovrebbe essere uno scherzo da ragazzi aprirlo. Se solo avessi con me i miei arnesi... Mi guardo intorno. Dall'oblò guardo l'orizzonte: il punto in cui il mare incontra il cielo è nero come la pece. Dicono che l'ora che precede l'alba sia la più buia. Buia come le tenebre verso cui più volte siamo andati incontro. Buia come la morte che ogni giorno sfidiamo per "salvare il mondo". Il mondo. Ma il mondo salverebbe quattro tipi male assortiti come noi? Se penso che per Deneb mi getterei nel fuoco... Un brivido mi percorre la schiena. Cosa stavo facendo? Ah, già... la scrivania. Dai, è un lavoretto facile facile... Ne ho aperte di serrature... Lavoro, sempre lavoro...
Un rumore mi distoglie dai mille pensieri che si affollano nella mia testa. Sobbalzo. Tutto regolare: è il mio bel capitano che forse mi sta cercando. Guardo fuori: tra poco sarà l'alba.
Ho deciso: torno a letto, tra quelle braccia sconosciute che per una notte mi hanno fatta sentire viva.

mercoledì 5 novembre 2014

Tabatha VS Tabatha

Prima di pubblicare frammenti degli appunti di Tabatha,
eccone un assaggio con in primo piano la lotta
per la scelta della miniatura.

mercoledì 27 agosto 2014

Logan - Incubo

“E così” dice Kashran, masticando un grosso boccone “ avete assalito quella carrozza”.
“Mh-mh”
“E poi tu...zak, zak!” continua il morfico, mimando il colpo tenendo la coscia di pollo come se fosse un’ascia “ hai fatto fuori le due guardie e sei entrato nella vettura per rapire la ragazza”
“Sì, è andata più o meno così”

Il morfico scoppia in una grassa risata, rovesciando una pacca amichevole, almeno nelle intenzioni, sul petto della figura sedutagli di fianco attorno al fuoco.
L’impatto è così forte da far cadere indietro il cappuccio.  Logan ricambia con un ringhio  lo sguardo divertito dell’amico.
“Fallo un’altra volta, Kash, e ti dovrai abituare a tenere il pollo con i piedi” dice il morfico, tirandosi nuovamente il cappuccio sul capo e aggiungendo dell’altra legna al fuoco. “Non sopporto tutta quest’umidità. Dovevamo proprio accamparci vicino alla palude?”
Kashran scuote la testa, divertito “Sei DAVVERO un piagnucolone. Possibile che tu sia di buon’umore solo quando combatti?”
“No. Sono di buon umore anche quando mi scopo tua madre” risponde Logan, strizzando l’occhio in maniera complice all’amico, un accenno di sorriso sul suo volto.

Oltre al chiassoso vociare dei diversi gruppi di briganti raccolti intorno ai diversi fuochi dell’accampamento, la notte è piuttosto silenziosa.
L’unica cosa che il morfico riesce a sentire è  il  fruscio e lo scricchiolio del fogliame causato dalle ronde di guardia e il crepitio del fuoco. Ogni tanto, qualche animale notturno fa notare la sua presenza. Ora il canto di un gufo, ora il richiamo di qualche mammifero in cerca di una compagna o di una preda. Una notte carica di nubi, così come di umidità.

“E poi, cosa ne avete fatto della tipa?” incalza Kashran “Ehy,lo mangi quello?”
Logan sbuffa, allungando la sua razione verso l’amico che, contento, se ne appropria senza proferire parola, girandosi di spalle per mettere al sicuro il “bottino”.
“Non ne ho idea. L’ho data al capo. Meno so, meglio sto. Sai che non mi piace...fare quelle cose” dice, cercando di nascondere l’aria di disagio dietro l’ombra proiettata dal cappuccio “Cazzo Kash, dovresti davvero mangiare di meno. Potresti esplodere”.

Per un istante, il tempo pare fermarsi. Il fuoco sembra proiettare più scintille del dovuto, tutto sembra muoversi con eccessiva lentezza. Anche la foresta sembra essere diventata silente di colpo.

Kashran si gira verso Logan. La sua pelle è nera, carbonizzata, spaccata come zolle di terra arida. Gli occhi sono velati da una patina biancastra, socchiusi in una espressione crudele. La  parte destra del volto del morfico è mancante, aprendo sul suo volto un macabro ghigno.
“Scoppiare?” gli chiede, divertito “Non l’ho forse già fatto una volta?”
Logan spalanca gli occhi, a meta tra la sorpresa e il raccapriccio. Cerca di alzarsi, ma il suo corpo sembra essere troppo pesante.
Con un rumore di cuoio teso, Kashran, o ciò che era, sorride.

Logan artiglia il terreno, scalciando, provando a tirarsi indietro da quello che, una volta, era il suo migliore amico.  Il fuoco sembra avvolgere il volto di Kashran, gli occhi sembrano illuminarsi mentre si avvicina al morfico.
Logan urla, provando invano a strisciare indietro. La polvere alzata dai suoi stivali contro il terreno colora la scena di un alone color arancio.
Kashran è sopra di lui,  continuando a sorridere. Si lecca le labbra, con quella che sembra essere una lingua biforcuta. Anche la pelle sembra diversa.  Non più tessuto carbonizzato, ma nere scaglie lucenti. Dalla parte mancante del volto fanno capolino delle zanne.
“Hai paura, amico?” sibila la creatura.
E si, Logan ha paura. E’ terrorizzato. E’ quasi una sorpresa. Non provava paura per se’  stesso da tanto tempo.  Non riesce a parlare.
La creatura socchiude gli occhi, le iridi come quelle di un rettile. La testa è quella di un grosso serpente. Quella di un drago. Un drago nero

“Sapevi che sarei tornato. Lo sapevi che avrei finito quello che non ho potuto portare a termine.”
Kashran si piega su sé stesso, inarcandosi, emettendo un gemito soffuso. Con un rumore secco, gli abiti si strappano, e degli speroni ossei, anch’essi neri, emergono dalla sua schiena.

Le mani della creatura artigliano il terreno a pochi centimetri dai piedi di Logan.  Le dita si contorcono. La pelle si apre, liberando, laddove avrebbe dovuto colare sangue, una bile violacea dall’odore acre. Le ossa si rompono, rimodellando gli arti come degli artigli di rapace. La stessa pelle, prima di rettile, ora diventa come d’acciaio. Kashran alza la testa, nuovamente tramutata. Ora e’ un cappuccio, che racchiude al suo interno una tenebra imperscrutabile. Gli stessi speroni si sono fusi, creando un manto.
Logan è paralizzato.  Sente di star piangendo. Sente le lacrime solargli il volto. Sente l’odore del sangue, del suo sangue.
Kashran si mette in piedi, emettendo una rauca, lenta, malvagia risata di vittoria.


Quell’odore.
La mano si alza, pronta a colpirlo.
Quel simbolo.
Le fiamme si alzano dietro l’essere incappucciato,  quasi avvolgendolo.
Il colpo cala su Logan.

“NO!”
Logan sbatte le palpebre. Una, due, tre volte. E’ seduto sul suo letto. Le lenzuola sono madide di sudore.  Si trova nella sua stanza, quella nuova, quella che ha fatto prendere Deneb. Attorno a lui, l’odore familiare dei suoi oggetti, della locanda.

Il corvo gracchia, allarmato. Vola verso di lui, atterrando sulle lenzuola, e lo guarda, piegando la testa di lato. Gracchia ancora, questa volta più forte.

Logan scuote la testa, cercando di liberarsi dalle ultime immagini del sogno.
Kashran.
Il drago.
L’essere incappucciato.

“Un altro incubo, Corax”, dice, tirandosi su e accarezzando con un dito la testa del corvo.  Le sue mani tremano ancora. Questa volta l’incubo era dannatamente reale.

Il morfico si alza, tirando via il sudore dal petto con una mano.
Stringe i pugni fino a ferirsi i palmi con le unghie, ringhiando. Le nocche iniziano a diventare bianche, ma Logan non pare farci caso., la sua mente ancora fissa sulla figura incappucciata. I suoi ricordi scorrono all’indietro, ritornando alla risata felice di Kashran.
Il pavimento è macchiato da sangue e sudore. Nella camera si respira un’aria strana. Un’aria di odio e vendetta.
 
“Ti troverò”, dice, con lo sguardo lontano “ Ti troverò e ti ucciderò”, continua il morfico mentre, ancora una volta, si prepara per la caccia.

martedì 26 agosto 2014

Logan - Tutti muoiono (Valar Morgulis)

Oltre il confine del Breland, Territorio di Thrane, notte, 200 metri dall’obiettivo

La guarnigione è a pochi metri da loro, scarsamente illuminata. Sull’ingresso svetta una immensa punta di lancia d’argento. Al suo interno, il bassorilievo di una fiamma. Il simbolo è talmente illuminato da riflettere un cono di luce che illumina il terreno antestante la piccola fortezza.

Come da programma, forti dell’oscurità proiettata al di fuori del cono, Logan e Luhad si portano ai lati dell’ingresso. E’ nell’ombra che agiranno.
I soldati cadono senza quasi nessun rumore. La gola tagliata in modo da soffocarli nel loro stesso sangue. Un gorgoglìo, ed è tutto finito.
Logan sa che sta succedendo la stessa cosa dall’altro lato. Nessun prigioniero, nessuno deve fuggire.

All’improvviso, un urlo, seguito da un clangore, segna l’inizio della fine. Una freccia è andata bassa, non colpendo il soldato al capo, ma andando a perforare l’addome. Il poveraccio è indietreggiato fino a cadere dalle mura. Un volo di una decina di metri.

Lasciandosi sfuggire una bestemmia, Logan guadagna l’ingresso della guarnigione , andandosi a nascondere al riparo di un carro. Lentamente, una ad una, i diversi baraccamenti si illuminano, e diversi soldati iniziano a sciamare all’interno dell’accampamento.

“Se ci scopriranno, sarà una carneficina”.

Logan sente i propri sensi acuirsi, la pelle diventare più spessa. Sente i muscoli flettersi. La trasformazione è completa.

Uscendo allo scoperto, balestra in pugno, Logan inizia a correre. Un dardo gli sfiora il volto. Un soldato è uscito allo scoperto per colpirlo. Logan, senza fermarsi, spara. Il dardo va a conficcarsi nella gola del soldato, che cade in ginocchio afferrando il quadrello con le mani. Un colpo fortunato.
Sarebbe potuto toccare a lui.

In pochi istanti, la fortezza diventa più popolata di un mercato.
L’aria si riempie del sibilo delle frecce, del rumore secco delle balestre, e delle urla dei feriti e dei combattenti

Logan getta via la balestra per estrarre le due asce. Non ha tempo di ricaricare.

Correndo, sorpassa un suo commilitone che vaga senza una apparente meta, sguardo lontano, una mano premuta su quello che prima era il suo braccio, ora un moncherino grondante sangue.

Senza pensarci, con un ringhio, balza in mezzo a due soldati. Approfittando della spinta data dal suo balzo, compie una piroetta, affondando l’ascia nel petto del primo, e mettendo a bersaglio un calcio sul volto del secondo.

Con un solo movimento, para un fendente del soldato stordito con una delle sue asce, per finirlo con un arco che connette l’altra ascia con il collo dell’avversario.

Guardandosi intorno, vede uno dei cecchini impegnato in un duello con quello che sembra un umano troppo muscoloso. Il cecchino è in evidente difficoltà.

Riesce appena a fare due passi quando il mondo intorno a lui diventa un’immenso muro di fuoco. L’esplosione è così violenta che lo sbalza via, facendolo sbattere contro il muro di un edificio vicino.

E’ come se il tempo fosse rallentato. Vede figure agitarsi, figure in uniforme e figure familiari. Le vede danzare per un po’, avvolte dalle fiamme, per poi afflosciarsi al suolo. Non sente niente. L’unico rumore è un fischio assordante che sembra provenire dalla sua stessa testa . Prova a rimettersi in piedi. Va tutto a rilento. Qualcuno lo scuote.

Il morfico si volta, inebetito. Il sergente Highway. Sta dicendo qualcosa.

“...are!”

Cosa?

“..ripr...icio...are!”

Non capisce

All’improvviso, tutto ritorna. Le grida, il clangore delle armi, il chaos della battaglia.

“Logan! L’edificio! Lo vogliono bruciare!” urla il sergente, indicando un edificio su un lato della fortezza. Degli uomini in uniforme stanno armeggiando con dei barili, versandone il contenuto sulla facciata e sul terreno circostante.

Con un cenno del capo, scrollandosi il torpore di dosso, Logan parte alla carica. Sente l’odore del sergente dietro di lui, e di altri due morfici.

Il primo soldato non ha il tempo di rendersi conto di cosa succede. Il secondo viene mandato contro un barile dal sergente. Barcollante, ricoperto di liquido, fa un passo di troppo, avvicinandosi ad un incendio vicino. Prende subito fuoco, come paglia secca. Logan guarda la scena, incredulo, con occhi spalancati.

Keenan. Kashran.

Un dolore lancinante alla spalla Un dardo l’ha ferito. Ringhiando, inizia la sua danza della morte. Il motivo che l’ha reso una presenza oscura tra i suoi compagni. In breve tempo, seppur ricoperto di ferite, è l’unico ancora in piedi in mezzo a tre cadaveri.

Con la coda dell’occhio vede il sergente aprire la porta dell’edificio. C’è qualcosa di incredibilmente sbagliato.

Non ha il tempo di avvisarlo. Appena aperta la porta, il sergente viene investito da una salva di frecce. Il sergente, incredulo e tremante passa le mani sui dardi. Cinque dardi conficcati nel petto. Si gira verso Logan, gli occhi spalancati, sorpresi, un rivolo di sangue scorre da un angolo della bocca. Si accascia al suolo, cadendo sulle ginocchia.

“Logan...il...libro” dice, prima che una freccia lo colpisca al volto.

Logan sente un peso al petto. Sente qualcosa esplodergli dentro. Si accorge solo in un secondo momento di stare urlando.

Tutti quelli che combattono con me muoiono.

Una figura in armatura completa varca la soglia dell’edificio, lentamente. Volta il suo sguardo verso Logan.

L’elmo ha una cresta cremisi, l’armatura sembra fatta d’argento. Porta un grosso tomo in una mano. Nell’altra stringe una spada lunga. Sembra fatta anch’essa d’argento.

Con due rapidi fendenti, l’umano si libera degli altri due morfici.

Tutto quello che succede dopo, è confuso.

Logan, continuando ad urlare, carica l’umano. Almeno, ha l’odore di un umano. Il suo corpo è completamente ricoperto dall’armatura.

Il morfico attacca, furente. Non vuole danzare, ora. Vuole solo uccidere. L’umano non è bravo a schivare tutti i suoi colpi. L’armatura lo rende goffo, impacciato.

Ad un certo punto, il soldato recita delle parole, toccando Logan.

Il morfico prova un dolore lancinante, vede ferite aprirsi sul suo corpo.
Ridendo di soddisfazione, con una risata tetra, l’umano esegue un fendente, diretto al petto del morfico.
Logan riesce a schivare il fendente mortale con una piroetta, ma è troppo lento. Il dolore gli ottenebra i sensi. Ha perso troppo sangue. Ha schivato il fendente mortale, ma il soldato è comunque riuscito a ferirlo. Il colpo fa stranamente più male del colpo inferto da una spada normale. Colto nel mezzo della sua piroetta, Logan cade al suolo.

L’umano è sopra di lui.

“E ora, abomino, è ora di morire”, dice.

Logan alza lo sguardo, fissandolo con aria di sfida.

“Non ne sarei così sicuro”, dice. Con un urlo, con le sue ultime forze, colpisce con un’ascia il piede dell’avversario. Il colpo è così forte da troncare in due l‘arto.

Il guerriero ulula di dolore, lasciando cadere il libro.

Tutto il resto avviene in un solo battito di cuore.

L’ascia che morde la gamba del soldato. L’umano che cade al suolo.
Le asce del morfico che si abbattono sul petto del caduto. Il volto del morfico che viene macchiato dal sangue dell’umano.

Rialzandosi a stento, con il libro in una mano, e aiutandosi con la spada dell’umano, Logan si fa strada verso l’ingresso dell’avamposto. Ritirata. Il libro è loro. Quello che succede dopo, glielo racconteranno.

Il morfico ulula. E’ il segnale della ritirata. Un drappello di compagni, tra quei pochi rimasti, lo protegge, mentre cercano di guadagnare l’uscita. L’accampamento nemico è un inferno. Incendi divorano gli edifici circostanti, mentre alcuni soldati cercano ancora di combattere gli assalitori. Del suo drappello di guardia, solo due riescono ad uscire dalla piccola fortezza. Solo uno riesce a tornare con lui nel bosco. Sara’ lui che lo riporterà al suo accampamento. Logan non saprà mai suo nome. L’unica cosa di cui si ricorderà è una voce sprezzante e l’odore di un giovane umano.

Logan - Una missione pericolosa

Confine del Breland con il Thrane. Accampamento, poco dopo la mezzanotte.
“Allora, inutile feccia, statemi bene a sentire” dice il sergente Highway, percorrendo avanti e indietro l’interezza della fila composta dai suoi sottoposti.
“la missione di oggi è una delle più rischiose in cui voi merde vi siate mai potuti trovare. Per questo” , continua il sergente ,”pretendo la massima...”
Il sergente si ferma davanti ad un morfico che, a dispetto di tutti gli altri, non è sull’attenti, intento a pulirsi le unghie con la punta di un grosso coltello.
“Logan...” dice il sergente, sussurrando il nome tra i denti, stretti in un ringhio
“Sergente...” risponde il morfico, alzando lo sguardo dalla mano e fissando l’umano con aria di sfida
Senza nessun preavviso, con un colpo ben preciso, Highway fa volare il coltello dalla mano del morfico e, dopo  uno sgambetto e una gomitata al petto, lo blocca per terra, con la faccia nel fango.
“Pulcioso bastardo” ringhia il sergente “come osi distrarti durante il mio discorso?”
Cercando inutilmente di divincolarsi dalla stretta ferrea del sergente, e annaspando nel fango, Logan riesce soltanto a gorgogliare.
“Fo...fottiti Highway. Fottiti tu, l’eser...l’esercito e il tuo culo pall..”
Il morfico non riesce a finire la frase. Una luce bianca, dolore puro, gli annebbia i sensi. Dopo, il buio.
Una secchiata d’acqua fredda. (non solo acqua, da quanto riesce ad annusare il morfico) lo fa rinvenire. Con un grosso sforzo, come se stesse annegando, Logan riempie i polmoni d’aria. Ha i polsi legati dietro la schiena.  La sensazione sgradevole del legno sul corpo nudo. L’odore di sangue e sudore stantio permea l’aria. E’ sulla Sedia. Sara’ la terza volta questo mese.
Davanti a lui, il sergente Highway si  arrotola un panno attorno alla mano destra.
“Bene bene bene, il cucciolo si è svegliato” dice con aria apparentemente crudele, prima di sferrargli un pugno in pieno volto.
Tutto diventa di nuovo bianco, ma Logan non sviene.
Qualcuno lo rimette di nuovo diritto. Il pugno è stato così forte da far ribaltare la Sedia.
Highway, un umano, è piuttosto avanti con l’età per il ruolo che ricopre. A dispetto degli anni, però, ha ancora una muscolatura e una forza di tutto rispetto. I capelli grigi tagliati corti intorno al cranio, la carnagione abbronzata, la pelle tesa come la membrana di un tamburo.
E’ l’esatta incarnazione dell’immaginario comune del sergente.
E’ l’esatta incarnazione degli incubi di Logan.

“Tu, morfico, mi ubbidirai” dice, scagliando un altro pugno centrato al petto del brigante. “Tu, morfico, farai quello che ti dico di fare!” urla, mentre aggiunge nuovo dolore al corpo di Logan, con un gancio diretto al suo mento.


“Tu mi odi, figlio di puttana. E fai bene ad odiarmi” dice il sergente, artigliando il volto di Logan con le sue immense mani. “Sappi però, bastardo, che io sono giusto.” La stretta si trasforma in un pugno “Sono giusto, e se ti comporterai bene e mi ubbidirai...”.  Il pugno trova una nuova casa sul naso di Logan “Sarai premiato”.


Due ore di pestaggio, due ore di “Rinforzo della disciplina”, come la chiama Highway. Dopo quelle due ore, Logan sa già cosa lo aspetta. Corsa nel fango, allenamento con le armi, altra corsa. Nessun pasto.


Accanendosi contro  il manichino di legno e paglia, Logan non fa caso alle vesciche che gli si aprono sulle mani.


“Fanculo, Highway. Fanculo tu e l’esercito”


Il manichino esplode, mandando frammenti di legno e mucchi di paglia ovunque.


“UN ALTRO!” grida il morfico agli inservienti, “NE VOGLIO UN ALTRO!”


Mentre gli inservienti posizionano un altro manichino, il terzo, Logan sente una presenza avvicinarsi alle sue spalle. Un umano. Joyce.


Il viso solcato dalle lacrime, si avvicina a Logan. E’ evidentemente scosso.


“Lo...Logan...” balbetta, mentre nuove lacrime iniziano a scorrere. Joyce, Joyce il baro,  non è mai stato tagliato per questa vita, pensa Logan.


Logan si asciuga il sudore dalla fronte con un avambraccio, tenendo ancora strette le asce in pugno.


“Parla, Joyce. Cosa vuoi?” dice, glaciale

“Si...si...si tratta di Keenan” dice l’umano, prima di scoppiare in un pianto dirotto. Trema. E’ sotto shock.


Keenan. Keenan il topo. Keenan il mingherlino. Kennan, il suo amico Keenan.


Logan abbassa lentamente le asce, realizzando che, se Joyce è venuto a chiamarlo, non dev’essere niente di buono. Sente il battito cardiaco aumentare all’infinito. Sembra che il cuore voglia esplodergli dal petto. Senza dire nulla, inizia una corsa disperata. L’infermeria, sarà sicuramente lì. Keenan. Keenan il topo.

Quello che trova non è quello che si aspetta. Facendosi largo tra un gruppo di persone, alcuni feriti in modo più o meno grave,  non riesce a vedere il suo amico. Quello che vede, invece, è il corpo di un morfico orrendamente sfigurato da qualcosa che sembra averlo ustionato fino ad esporre le ossa in alcuni punti. Riesce ancora a respirare, con molta fatica.


“L...L...Logan” prova a dire il morfico, con una voce rauca, simile ad un sussurro.


Il morfico si rende conto di star stringendo le sue asce con così tanta forza da aver sbiancato le nocche. Le lascia cadere, per chinarsi vicino al suo amico.


“Non parlare, Keen. Risparmia le energie” dice Logan, sussurrando a sua volta.


Solo in un secondo momento, nota Highway. Il sergente ha un rivolo di sangue che sgorga dalla tempia destra. Scuote la testa, fissando Logan con faccia funerea, per poi distogliere lo sguardo.


Qualcosa ha orrendamente sfigurato il morfico. Qualcosa che riempie la memoria di Logan di orrendi ricordi.


“Ero...ero....nascosto, come sempre...” dice Keenan, sputando sangue e una sostanza nerastra


Keenan il ratto. Il suo compito era di nascondersi  e spiare il nemico, oltre a  sbarazzarsi di tutti quei poveri diavoli che, incautamente, avessero girato da soli vicino al suo nascondiglio.


“Ero nascosto...e li vedevo, Logan...li vedevo...”

“Keen, non....”


Logan non fa in tempo a finire la frase.  Il corpo del morfico viene scosso da violenti fremiti, per poi fermarsi all’improvviso. Un ultimo respiro, e Keen il topo rimane fermo sul letto. Immobile come una bambola rotta. Carbonizzato fino alle ossa.


Logan sente la rabbia impadronirsi di lui. Vuole avere vendetta. Vuole uccidere chiunque abbia ridotto così il suo amico.  Raccoglie le asce, si alza, guardando il sergente con un’espressione di gelida determinazione. Quello che accade dopo, segnerà per sempre il futuro del morfico.

Inaspettatamente, Logan porge la mano al sergente.


“Aiutami.” dice il morfico, la mano ancora tesa verso il sergente.


Highway non capisce. Nello sguardo del morfico non riconosce più il rinnegato. Non vede più il ribelle. Vede una promessa.


“Ai fantocci”


Con un cenno di intesa, il sergente si incammina verso l’uscita.

Logan cade in ginocchio, il clangore delle asce sul pavimento riecheggia per tutta l’infermieria.

Piange. Piange per Keenan, piange per Kashran. Piange per se stesso.


Le settimane seguenti sono un susseguirsi di missioni e di allenamenti per Logan. Parla pochissimo, dorme altrettanto poco e mangia solo per nutrirsi.


Ha guadagnato il rispetto del sergente, che ormai lo riguarda come un suo secondo. Di gradi neanche a parlarne. Troppe punizioni, troppe volte ha visto la Sedia. Ed è un rinnegato.

Alcuni, soprattutto le nuove reclute, lo evitano. Una presenza troppo oscura da sopportare. Uno sguardo gelido, un’aura di ferocia lo circonda.



 



Oltre il confine del Breland, Territorio di Thrane, notte, orario sconosciuto


“Al cambio della guardia avremo circa due minuti per far fuori le guardie e cogliere il cambio alla sprovvista. Se non ci scopriranno, sarà un inferno. Se ci scopriranno, sarà una carneficina. Ricordatevi, signori” dice il sergente.

Nuove cicatrici in più, capelli più bianchi. Al suo fianco una figura vestita completamente di nero. Logan. Fissato su una spalla il teschio di un topo.

“Voglio la massima discrezione. Voi due, cecchini, farete fuori le guardie sul parapetto. Il tempismo è tutto. Logan...” continua il sergente, indicando il morfico con un cenno e l’accenno di un sorriso “continua tu.”


Logan si irrigidisce per un istante, mettendosi sull’attenti.


“Io e Luhad uccideremo le quattro guardie, prima e dopo il cambio della guardia. Nares e Yolas uccideranno le altre due sul parapetto.” dice il morfico, disegnando degli schemi sul terreno  “La guarnigione si trova arroccata in una piccola fortezza. Non ci sono molti uomini a presidiarla, ma secondo le fonti dell’alto comando è un punto di attracco importante. La fortificazione si affaccia sulla baia del lago.”continua il morfico.


Logan guarda tutti i suoi compagni. I “Bastardi di Greenhaunt”.


“Sarà nostro compito bonificare l’avamposto e recuperare tutto il materiale. E’ di vitale importanza che non scappi nessuno. E che non abbiano il tempo di raggiungere questo edificio” , aggiunge “Se dovessero raggiungerlo”, continua, “darebbero fuoco a tutto. E alcuni di voi saranno per niente.”


“E quale sarebbe questo materiale, Logan?” dice un giovane umano, con tono sprezzante.


Logan lo guarda, gelido e determinato.


“Libri.”


“Le barche, andranno affondate qui e qui. Cosi, grazie al fondale basso, chiuderemo la baia. “ continua il sergente. “Ci sono domande?”


“Una, signor sergente, signore.” dice Logan.


“E allora falla, morfico.”


“Quando ci decidiamo a partire?”

giovedì 17 maggio 2012

Tabatha Moonshimmer



Nome: Tabatha
Cognome: Moonshimmer
Classe: Ladro
Razza: Mezzelfo


Tabatha appartiene ad una famiglia facoltosa, ma non aristocratica, arricchitasi con il contrabbando e il commercio di schiavi. Suo padre, Danko Moonshimmer, le ha insegnato tutto ciò che c’è da sapere sull’attività di famiglia, oltre ad averla addestrata al tiro con l’arco e al combattimento con armi leggere.


È figlia unica. Sin dall’infanzia è cresciuta insieme al cugino Deneb, grazie al quale si “allenava” nei giochetti che richiedevano destrezza e rapidità di mano. Successivamente è entrata a far parte di una Gilda di ladri, in cui ha affinato ulteriormente la sua “arte”. In seguito, è tornata ad occuparsi delle attività commerciali di famiglia (per lo più contrabbando).


Un evento che l’ha segnata profondamente riguarda la sua infanzia. Un gruppo di ragazzini voleva rubare i libri a Deneb e Tabatha si trovava a passare di lì per caso. Vedendo il sopruso, non esitò a difendere il cugino. La situazione precipitò e Tabatha (nonostante la sua agilità) stava per essere sopraffatta; solo grazie all'unione delle abilità di lei e delle doti magiche di lui, riuscirono ad avere la meglio sui teppistelli. Da questo momento in poi si creò un legame di amore-odio tra i due.


La sua adolescenza è stata piuttosto tranquilla, anche perché aveva tutto ciò che una mezzelfa di quell’età potesse desiderare: la sua famiglia benestante, che godeva di un certo rispetto in città, le ha fornito una certa popolarità tra i coetanei, non facendole mancare un certo numero di corteggiatori (che lei sfruttava a suo piacimento, mollandoli sul più bello).


Tabatha non segue un’etica particolare, se non la propria. Anzi: sostiene che con la sua attività faccia del bene. Si definisce “imprenditrice” e ha intenzione di espandere i suoi commerci. Dove ha gli occhi, ha le mani. Qualsiasi oggetto luccicante attira la sua attenzione ed è disposta a tutto pur di ottenere ciò che desidera.
Divinità di riferimento: Tymora.


Solitamente gli uomini sono affascinati dall’intraprendenza e dalla bella presenza di Tabatha. Le donne, invece, entrano in competizione. Qualcuno potrebbe trovare insopportabile il suo modo di porsi un po’ arrogante e menefreghista.


Nei confronti degli altri si pone spesso in maniera diffidente e cerca sempre di mantenere un certo distacco tra sé e gli altri: è piuttosto altezzosa e indisponente nei modi di fare, ma è leale con i componenti del suo gruppo (ovviamente solo finché le conviene). È comunque una persona solare, allegra, che cerca divertimento e avventura.