Ma che diavolo ci faccio qui, in un letto disfatto che non mi appartiene?
Veramente è già da un po' di tempo che mi sento fuori posto, confusa... Proprio io, che non ho mai avuto incertezze, proprio quella Tabatha che sa muoversi con sicurezza e grazia allo stesso tempo, anche in battaglia... Beh, ora la mia mente vacilla. Sta accadendo tutto troppo in fretta: prima le voci nella mia testa che arrivano senza preavviso, poi quella sacerdotessa mi dice che ho un "dono". Un dono? E chi l'avrebbe chiesto? Da dove sarebbe venuto fuori, poi? E infine... questo marchio. Secondo Deneb ora sono in grado di teletrasportarmi. Mi viene quasi da ridere. L'ho sempre preso in giro per i suoi "trucchetti" e adesso, senza aver mai chiesto nulla, posso fare qualcosa anch'io. Dovrei esserne felice, sì. Se non fosse per un piccolo effetto collaterale: prima o poi questo "potere" mi porterà alla morte. Pazzesco, eh? Qualcosa di davvero utile può rivelarsi letale. Al solo pensiero mi scoppia la testa...
Il capitano dorme ancora... soddisfatto...
Che persona interessante... Non avrei mai pensato di incontrare un galantuomo del genere su una nave piena zeppa di rozzi marinai: un vero uomo di mondo con cui poter fare affari, magari mettere su una società. E quel vino... Doveva essere davvero un'ottima annata! Ecco, forse è al terzo calice che ho dimenticato perché ero lì, nella sua cabina. Ero lì per... dovevo... Ah, già! Aryannae mi aveva detto di carpire informazioni sulla nostra destinazione. Roba di lavoro insomma. Sempre lavoro... Quindi, visto che ricordo ben poco di quello di cui abbiamo parlato... Ricordo di aver riso tantissimo, questo sì, come non mi capitava da secoli ormai. Dicevo, visto che ricordo ben poco, sarà il caso di curiosare tra le sue carte.
Dorme profondamente, come un bambino... Non dovrebbe accorgersi di nulla. Bene. Sono in piedi e... da dove comincio? Dalla scrivania, direi. C'è un solo cassetto chiuso a chiave. Dovrebbe essere uno scherzo da ragazzi aprirlo. Se solo avessi con me i miei arnesi... Mi guardo intorno. Dall'oblò guardo l'orizzonte: il punto in cui il mare incontra il cielo è nero come la pece. Dicono che l'ora che precede l'alba sia la più buia. Buia come le tenebre verso cui più volte siamo andati incontro. Buia come la morte che ogni giorno sfidiamo per "salvare il mondo". Il mondo. Ma il mondo salverebbe quattro tipi male assortiti come noi? Se penso che per Deneb mi getterei nel fuoco... Un brivido mi percorre la schiena. Cosa stavo facendo? Ah, già... la scrivania. Dai, è un lavoretto facile facile... Ne ho aperte di serrature... Lavoro, sempre lavoro...
Un rumore mi distoglie dai mille pensieri che si affollano nella mia testa. Sobbalzo. Tutto regolare: è il mio bel capitano che forse mi sta cercando. Guardo fuori: tra poco sarà l'alba.
Ho deciso: torno a letto, tra quelle braccia sconosciute che per una notte mi hanno fatta sentire viva.
skip to main |
skip to sidebar
L’umano è sopra di lui.
“E ora, abomino, è ora di morire”, dice.
Logan alza lo sguardo, fissandolo con aria di sfida.
“Non ne sarei così sicuro”, dice. Con un urlo, con le sue ultime forze, colpisce con un’ascia il piede dell’avversario. Il colpo è così forte da troncare in due l‘arto.
Il guerriero ulula di dolore, lasciando cadere il libro.
Tutto il resto avviene in un solo battito di cuore.
L’ascia che morde la gamba del soldato. L’umano che cade al suolo.
Le asce del morfico che si abbattono sul petto del caduto. Il volto del morfico che viene macchiato dal sangue dell’umano.
Rialzandosi a stento, con il libro in una mano, e aiutandosi con la spada dell’umano, Logan si fa strada verso l’ingresso dell’avamposto. Ritirata. Il libro è loro. Quello che succede dopo, glielo racconteranno.
Il morfico ulula. E’ il segnale della ritirata. Un drappello di compagni, tra quei pochi rimasti, lo protegge, mentre cercano di guadagnare l’uscita. L’accampamento nemico è un inferno. Incendi divorano gli edifici circostanti, mentre alcuni soldati cercano ancora di combattere gli assalitori. Del suo drappello di guardia, solo due riescono ad uscire dalla piccola fortezza. Solo uno riesce a tornare con lui nel bosco. Sara’ lui che lo riporterà al suo accampamento. Logan non saprà mai suo nome. L’unica cosa di cui si ricorderà è una voce sprezzante e l’odore di un giovane umano.
“Tu, morfico, mi
ubbidirai” dice, scagliando un altro pugno centrato al petto del brigante. “Tu,
morfico, farai quello che ti dico di fare!” urla, mentre aggiunge nuovo dolore
al corpo di Logan, con un gancio diretto al suo mento.
“Tu mi odi, figlio di
puttana. E fai bene ad odiarmi” dice il sergente, artigliando il volto di Logan
con le sue immense mani. “Sappi però, bastardo, che io sono giusto.” La stretta
si trasforma in un pugno “Sono giusto, e se ti comporterai bene e mi
ubbidirai...”. Il pugno trova una nuova
casa sul naso di Logan “Sarai premiato”.
Due ore di pestaggio,
due ore di “Rinforzo della disciplina”, come la chiama Highway. Dopo quelle due
ore, Logan sa già cosa lo aspetta. Corsa nel fango, allenamento con le armi,
altra corsa. Nessun pasto.
Accanendosi
contro il manichino di legno e paglia,
Logan non fa caso alle vesciche che gli si aprono sulle mani.
“Fanculo, Highway.
Fanculo tu e l’esercito”
Il manichino esplode,
mandando frammenti di legno e mucchi di paglia ovunque.
“UN ALTRO!” grida il
morfico agli inservienti, “NE VOGLIO UN ALTRO!”
Mentre gli
inservienti posizionano un altro manichino, il terzo, Logan sente una presenza
avvicinarsi alle sue spalle. Un umano. Joyce.
Il viso solcato dalle
lacrime, si avvicina a Logan. E’ evidentemente scosso.
“Lo...Logan...”
balbetta, mentre nuove lacrime iniziano a scorrere. Joyce, Joyce il baro, non è mai stato tagliato per questa vita,
pensa Logan.
Logan si asciuga il
sudore dalla fronte con un avambraccio, tenendo ancora strette le asce in
pugno.
“Parla, Joyce. Cosa
vuoi?” dice, glaciale
“Si...si...si tratta
di Keenan” dice l’umano, prima di scoppiare in un pianto dirotto. Trema. E’
sotto shock.
Keenan. Keenan il
topo. Keenan il mingherlino. Kennan, il suo amico Keenan.
Logan abbassa
lentamente le asce, realizzando che, se Joyce è venuto a chiamarlo, non
dev’essere niente di buono. Sente il battito cardiaco aumentare all’infinito.
Sembra che il cuore voglia esplodergli dal petto. Senza dire nulla, inizia una
corsa disperata. L’infermeria, sarà sicuramente lì. Keenan. Keenan il topo.
Quello che trova non
è quello che si aspetta. Facendosi largo tra un gruppo di persone, alcuni
feriti in modo più o meno grave, non
riesce a vedere il suo amico. Quello che vede, invece, è il corpo di un morfico
orrendamente sfigurato da qualcosa che sembra averlo ustionato fino ad esporre
le ossa in alcuni punti. Riesce ancora a respirare, con molta fatica.
“L...L...Logan” prova
a dire il morfico, con una voce rauca, simile ad un sussurro.
Il morfico si rende
conto di star stringendo le sue asce con così tanta forza da aver sbiancato le
nocche. Le lascia cadere, per chinarsi vicino al suo amico.
“Non parlare, Keen.
Risparmia le energie” dice Logan, sussurrando a sua volta.
Solo in un secondo
momento, nota Highway. Il sergente ha un rivolo di sangue che sgorga dalla
tempia destra. Scuote la testa, fissando Logan con faccia funerea, per poi
distogliere lo sguardo.
Qualcosa ha
orrendamente sfigurato il morfico. Qualcosa che riempie la memoria di Logan di
orrendi ricordi.
“Ero...ero....nascosto,
come sempre...” dice Keenan, sputando sangue e una sostanza nerastra
Keenan il ratto. Il
suo compito era di nascondersi e spiare
il nemico, oltre a sbarazzarsi di tutti
quei poveri diavoli che, incautamente, avessero girato da soli vicino al suo
nascondiglio.
“Ero nascosto...e li
vedevo, Logan...li vedevo...”
“Keen, non....”
Logan non fa in tempo
a finire la frase. Il corpo del morfico
viene scosso da violenti fremiti, per poi fermarsi all’improvviso. Un ultimo
respiro, e Keen il topo rimane fermo sul letto. Immobile come una bambola rotta.
Carbonizzato fino alle ossa.
Logan sente la rabbia
impadronirsi di lui. Vuole avere vendetta. Vuole uccidere chiunque abbia
ridotto così il suo amico. Raccoglie le
asce, si alza, guardando il sergente con un’espressione di gelida
determinazione. Quello che accade dopo, segnerà per sempre il futuro del
morfico.
Inaspettatamente,
Logan porge la mano al sergente.
“Aiutami.” dice il
morfico, la mano ancora tesa verso il sergente.
Highway non capisce.
Nello sguardo del morfico non riconosce più il rinnegato. Non vede più il
ribelle. Vede una promessa.
“Ai fantocci”
Con un cenno di
intesa, il sergente si incammina verso l’uscita.
Logan cade in
ginocchio, il clangore delle asce sul pavimento riecheggia per tutta
l’infermieria.
Piange. Piange per
Keenan, piange per Kashran. Piange per se stesso.
Le settimane seguenti
sono un susseguirsi di missioni e di allenamenti per Logan. Parla pochissimo,
dorme altrettanto poco e mangia solo per nutrirsi.
Ha guadagnato il
rispetto del sergente, che ormai lo riguarda come un suo secondo. Di gradi
neanche a parlarne. Troppe punizioni, troppe volte ha visto la Sedia. Ed è un
rinnegato.
Alcuni, soprattutto
le nuove reclute, lo evitano. Una presenza troppo oscura da sopportare. Uno
sguardo gelido, un’aura di ferocia lo circonda.
Oltre il confine del Breland, Territorio di
Thrane, notte, orario sconosciuto
“Al cambio della
guardia avremo circa due minuti per far fuori le guardie e cogliere il cambio
alla sprovvista. Se non ci scopriranno, sarà un inferno. Se ci scopriranno, sarà
una carneficina. Ricordatevi, signori” dice il sergente.
Nuove cicatrici in
più, capelli più bianchi. Al suo fianco una figura vestita completamente di
nero. Logan. Fissato su una spalla il teschio di un topo.
“Voglio la massima
discrezione. Voi due, cecchini, farete fuori le guardie sul parapetto. Il
tempismo è tutto. Logan...” continua il sergente, indicando il morfico con un
cenno e l’accenno di un sorriso “continua tu.”
Logan si irrigidisce
per un istante, mettendosi sull’attenti.
“Io e Luhad uccideremo
le quattro guardie, prima e dopo il cambio della guardia. Nares e Yolas
uccideranno le altre due sul parapetto.” dice il morfico, disegnando degli
schemi sul terreno “La guarnigione si
trova arroccata in una piccola fortezza. Non ci sono molti uomini a
presidiarla, ma secondo le fonti dell’alto comando è un punto di attracco
importante. La fortificazione si affaccia sulla baia del lago.”continua il
morfico.
Logan guarda tutti i
suoi compagni. I “Bastardi di Greenhaunt”.
“Sarà nostro compito
bonificare l’avamposto e recuperare tutto il materiale. E’ di vitale importanza
che non scappi nessuno. E che non abbiano il tempo di raggiungere questo
edificio” , aggiunge “Se dovessero raggiungerlo”, continua, “darebbero fuoco a
tutto. E alcuni di voi saranno per niente.”
“E quale sarebbe
questo materiale, Logan?” dice un giovane umano, con tono sprezzante.
Logan lo guarda,
gelido e determinato.
“Libri.”
“Le barche, andranno
affondate qui e qui. Cosi, grazie al fondale basso, chiuderemo la baia. “ continua
il sergente. “Ci sono domande?”
“Una, signor
sergente, signore.” dice Logan.
“E allora falla,
morfico.”
“Quando ci decidiamo
a partire?”
In un mondo di grandi combattenti e di spietati malvagi, composto da terre ove governano la magia, il mistero e il pericolo, erano le persone sbagliate al momento sbagliato... e divennero Eroi!
Visualizzazione post con etichetta Eberron. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eberron. Mostra tutti i post
martedì 27 gennaio 2015
domenica 31 agosto 2014
Logan - Una strana lettera
Deve esserci un modo
più facile. Donne, bambini, uomini che non siano già diventati marci fino al
midollo.
Uomini da mettere al servizio della gente, ragazzi da formare in soldati, in veri uomini. Se solo Deneb…
I suoi pensieri vengono bruscamente interrotti dal gracchiare di Corax che, quasi a metterlo in guardia, viene subito seguito da un colpo di tosse da qualcuno di fronte a lui. Prima di alzare lo sguardo, Logan sa già chi sia.
“Ehi giovanotto mattiniero. Cos’è, oggi la colazione non ti aggrada?” dice l’elfo, accordando lo strumento.
Logan viene riportato alla realtà e, abbassando nuovamente lo sguardo verso il piatto, si accorge solo ora di non aver mandato giù neanche un boccone della sua colazione. Piuttosto, ha disposto il cibo a formare quella che sembrerebbe una mappa. Una mappa pre-missione.
“Ne ho vista gente giocare con il cibo” dice il bardo “ma questo è…piuttosto peculiare” continua, socchiudendo gli occhi e arricciando un angolo della bocca, quasi a voler capire.
Prima era tutto più facile. C’era un solo nemico, c’era un solo alleato.
“Non è niente”, dice Logan, infastidito da quella interruzione del locandiere, mentre con un rapido colpo di cucchiaio disfa il piatto. “Gli altri? Si sono visti?” chiede il morfico, tornando alla sua solita espressione scontrosa, quasi di sfida.
Il locandiere accenna un sorriso, quasi paterno.
“Giovanotto, guardati intorno. Il sole è appena sorto. Siamo soli.”
Logan si guarda lentamente in giro, e si accorge che, si, lui e l’oste sono gli unici presenti in sala. D’un tratto, tutto diventa più chiaro. L’ennesimo incubo, il suo scendere nella sala da pranzo e il sedersi ad un tavolo isolato, tra le ombre. Si ricorda anche l’espressione incredula, quasi spaventata, dell’oste nel trovarlo lì.
Un sorriso fa capolino sul viso del morfico.
“Già, siamo soli”, dice, prima di mettere da parte il piatto e incamminarsi verso l’uscita.
“Se me ne portassi un po’ di quella selvaggina, male non farebbe” gli urla dietro il locandiere.
Logan prosegue diritto
Non ti piacerebbe pensa, calando il cappuccio sul capo, e dirigendosi verso i bassi fondi.
Al suo ritorno, Logan trova i suoi amici in camera di Deneb.
“Oh, ecco il solito ritardatario”, dice il mago con un’espressione infastidita. Deneb, si sa, odia essere interrotto.
Logan saluta tutti con un cenno del capo “Scusate”, dice, chiudendosi la porta alle spalle e non facendo caso allo sguardo torvo di Deneb.
“Stavamo discutendo cosa dobbiamo condividere con Viorr” interviene Tabatha, “ma sicuramente tu non avrai voglia di sentirlo, vero Logan? I tuoi affari sono molto più impor…”
“Oh Tabatha, non iniziare a spaccarmi il cazzo” la interrompe il morfico, alzando in dito quasi a monito.
“DENEB! HAI VISTO COSA MI HA DETTO LOGAN? DIFENDIMI!” dice Tabatha, lamentandosi con una vocina quasi isterica.
Deneb emette un sospiro di esasperazione e, lanciando un’occhiataccia al morfico, continua il suo discorso
“Visto che ora siamo TUTTI qui – Tabatha ti prego non farci caso - possiamo metterci d’accordo su cosa dire a Viorr. Cosa condividere e cosa no. E’ molto importante che…”
Il mago viene nuovamente interrotto, questa volta da qualcuno che bussa alla loro porta.
Il mago schiocca la bocca, roteando gli occhi al cielo, e sospira di nuovo, evidentemente infastidito.
“La porta”, dice, sistemandosi la toga e cercando di riacquistare una espressione neutra
“Vado io”, dice Logan, sciogliendo i lacci che tengono le asce assicurate alla sua cintura, e portandosene una dietro la schiena, prima di aprire la porta e farvi capolino.
Di fronte a lui trova quello che sembra essere un giovane messo.
“COSA VUOI” gli abbaia contro il morfico
Il giovane si ritrae di qualche passo, spaventato dall’aggressività del suo interlocutore
“C-c-ci sarebbe…ci sarebbe una missiva per” inizia il ragazzo, degluttendo un grosso boccone di saliva “Una missiva per la signora…s-s-s-signorina Aryannae”, continua.
Per tutta risposta, Logan sbatte la porta in faccia al giovane umano, girandosi verso i propri compagni
“Una lettera per Aryannae”, dice, la mano ancora sulla maniglia “Vado a vedere di cosa si tratta”.
“NO, vado io”, interviene la chierica “Lettera per ME, vado IO”, dice, inforcando l’uscita, non prima di aver rivolto una riverenza beffarda al morfico e un sorriso al giovane messo.
Ringhiando, il morfico la segue, sentendo l’odore degli altri suoi compagni dietro di lui.
Aprendo la lettera, Aryannae si lascia sfuggire un’espressione di stupore:
“E’ quel chierico che ho incontrato tempo fa. Mi vuole incontrare nel suo tempio…”
Uomini da mettere al servizio della gente, ragazzi da formare in soldati, in veri uomini. Se solo Deneb…
I suoi pensieri vengono bruscamente interrotti dal gracchiare di Corax che, quasi a metterlo in guardia, viene subito seguito da un colpo di tosse da qualcuno di fronte a lui. Prima di alzare lo sguardo, Logan sa già chi sia.
“Ehi giovanotto mattiniero. Cos’è, oggi la colazione non ti aggrada?” dice l’elfo, accordando lo strumento.
Logan viene riportato alla realtà e, abbassando nuovamente lo sguardo verso il piatto, si accorge solo ora di non aver mandato giù neanche un boccone della sua colazione. Piuttosto, ha disposto il cibo a formare quella che sembrerebbe una mappa. Una mappa pre-missione.
“Ne ho vista gente giocare con il cibo” dice il bardo “ma questo è…piuttosto peculiare” continua, socchiudendo gli occhi e arricciando un angolo della bocca, quasi a voler capire.
Prima era tutto più facile. C’era un solo nemico, c’era un solo alleato.
“Non è niente”, dice Logan, infastidito da quella interruzione del locandiere, mentre con un rapido colpo di cucchiaio disfa il piatto. “Gli altri? Si sono visti?” chiede il morfico, tornando alla sua solita espressione scontrosa, quasi di sfida.
Il locandiere accenna un sorriso, quasi paterno.
“Giovanotto, guardati intorno. Il sole è appena sorto. Siamo soli.”
Logan si guarda lentamente in giro, e si accorge che, si, lui e l’oste sono gli unici presenti in sala. D’un tratto, tutto diventa più chiaro. L’ennesimo incubo, il suo scendere nella sala da pranzo e il sedersi ad un tavolo isolato, tra le ombre. Si ricorda anche l’espressione incredula, quasi spaventata, dell’oste nel trovarlo lì.
Un sorriso fa capolino sul viso del morfico.
“Già, siamo soli”, dice, prima di mettere da parte il piatto e incamminarsi verso l’uscita.
“Se me ne portassi un po’ di quella selvaggina, male non farebbe” gli urla dietro il locandiere.
Logan prosegue diritto
Non ti piacerebbe pensa, calando il cappuccio sul capo, e dirigendosi verso i bassi fondi.
Al suo ritorno, Logan trova i suoi amici in camera di Deneb.
“Oh, ecco il solito ritardatario”, dice il mago con un’espressione infastidita. Deneb, si sa, odia essere interrotto.
Logan saluta tutti con un cenno del capo “Scusate”, dice, chiudendosi la porta alle spalle e non facendo caso allo sguardo torvo di Deneb.
“Stavamo discutendo cosa dobbiamo condividere con Viorr” interviene Tabatha, “ma sicuramente tu non avrai voglia di sentirlo, vero Logan? I tuoi affari sono molto più impor…”
“Oh Tabatha, non iniziare a spaccarmi il cazzo” la interrompe il morfico, alzando in dito quasi a monito.
“DENEB! HAI VISTO COSA MI HA DETTO LOGAN? DIFENDIMI!” dice Tabatha, lamentandosi con una vocina quasi isterica.
Deneb emette un sospiro di esasperazione e, lanciando un’occhiataccia al morfico, continua il suo discorso
“Visto che ora siamo TUTTI qui – Tabatha ti prego non farci caso - possiamo metterci d’accordo su cosa dire a Viorr. Cosa condividere e cosa no. E’ molto importante che…”
Il mago viene nuovamente interrotto, questa volta da qualcuno che bussa alla loro porta.
Il mago schiocca la bocca, roteando gli occhi al cielo, e sospira di nuovo, evidentemente infastidito.
“La porta”, dice, sistemandosi la toga e cercando di riacquistare una espressione neutra
“Vado io”, dice Logan, sciogliendo i lacci che tengono le asce assicurate alla sua cintura, e portandosene una dietro la schiena, prima di aprire la porta e farvi capolino.
Di fronte a lui trova quello che sembra essere un giovane messo.
“COSA VUOI” gli abbaia contro il morfico
Il giovane si ritrae di qualche passo, spaventato dall’aggressività del suo interlocutore
“C-c-ci sarebbe…ci sarebbe una missiva per” inizia il ragazzo, degluttendo un grosso boccone di saliva “Una missiva per la signora…s-s-s-signorina Aryannae”, continua.
Per tutta risposta, Logan sbatte la porta in faccia al giovane umano, girandosi verso i propri compagni
“Una lettera per Aryannae”, dice, la mano ancora sulla maniglia “Vado a vedere di cosa si tratta”.
“NO, vado io”, interviene la chierica “Lettera per ME, vado IO”, dice, inforcando l’uscita, non prima di aver rivolto una riverenza beffarda al morfico e un sorriso al giovane messo.
Ringhiando, il morfico la segue, sentendo l’odore degli altri suoi compagni dietro di lui.
Aprendo la lettera, Aryannae si lascia sfuggire un’espressione di stupore:
“E’ quel chierico che ho incontrato tempo fa. Mi vuole incontrare nel suo tempio…”
Etichette:
Aryannae,
basso profilo,
Deneb,
Eberron,
elfo,
ladro,
Logan,
Pathfinder,
ranger,
Tabatha
mercoledì 27 agosto 2014
Logan - Incubo
“E così” dice
Kashran, masticando un grosso boccone “ avete assalito quella carrozza”.
“Mh-mh”
“E poi tu...zak, zak!” continua il morfico, mimando il colpo tenendo la coscia di pollo come se fosse un’ascia “ hai fatto fuori le due guardie e sei entrato nella vettura per rapire la ragazza”
“Sì, è andata più o meno così”
Il morfico scoppia in una grassa risata, rovesciando una pacca amichevole, almeno nelle intenzioni, sul petto della figura sedutagli di fianco attorno al fuoco.
L’impatto è così forte da far cadere indietro il cappuccio. Logan ricambia con un ringhio lo sguardo divertito dell’amico.
“Fallo un’altra volta, Kash, e ti dovrai abituare a tenere il pollo con i piedi” dice il morfico, tirandosi nuovamente il cappuccio sul capo e aggiungendo dell’altra legna al fuoco. “Non sopporto tutta quest’umidità. Dovevamo proprio accamparci vicino alla palude?”
Kashran scuote la testa, divertito “Sei DAVVERO un piagnucolone. Possibile che tu sia di buon’umore solo quando combatti?”
“No. Sono di buon umore anche quando mi scopo tua madre” risponde Logan, strizzando l’occhio in maniera complice all’amico, un accenno di sorriso sul suo volto.
Oltre al chiassoso vociare dei diversi gruppi di briganti raccolti intorno ai diversi fuochi dell’accampamento, la notte è piuttosto silenziosa.
L’unica cosa che il morfico riesce a sentire è il fruscio e lo scricchiolio del fogliame causato dalle ronde di guardia e il crepitio del fuoco. Ogni tanto, qualche animale notturno fa notare la sua presenza. Ora il canto di un gufo, ora il richiamo di qualche mammifero in cerca di una compagna o di una preda. Una notte carica di nubi, così come di umidità.
“E poi, cosa ne avete fatto della tipa?” incalza Kashran “Ehy,lo mangi quello?”
Logan sbuffa, allungando la sua razione verso l’amico che, contento, se ne appropria senza proferire parola, girandosi di spalle per mettere al sicuro il “bottino”.
“Non ne ho idea. L’ho data al capo. Meno so, meglio sto. Sai che non mi piace...fare quelle cose” dice, cercando di nascondere l’aria di disagio dietro l’ombra proiettata dal cappuccio “Cazzo Kash, dovresti davvero mangiare di meno. Potresti esplodere”.
Per un istante, il tempo pare fermarsi. Il fuoco sembra proiettare più scintille del dovuto, tutto sembra muoversi con eccessiva lentezza. Anche la foresta sembra essere diventata silente di colpo.
Kashran si gira verso Logan. La sua pelle è nera, carbonizzata, spaccata come zolle di terra arida. Gli occhi sono velati da una patina biancastra, socchiusi in una espressione crudele. La parte destra del volto del morfico è mancante, aprendo sul suo volto un macabro ghigno.
“Scoppiare?” gli chiede, divertito “Non l’ho forse già fatto una volta?”
“Mh-mh”
“E poi tu...zak, zak!” continua il morfico, mimando il colpo tenendo la coscia di pollo come se fosse un’ascia “ hai fatto fuori le due guardie e sei entrato nella vettura per rapire la ragazza”
“Sì, è andata più o meno così”
Il morfico scoppia in una grassa risata, rovesciando una pacca amichevole, almeno nelle intenzioni, sul petto della figura sedutagli di fianco attorno al fuoco.
L’impatto è così forte da far cadere indietro il cappuccio. Logan ricambia con un ringhio lo sguardo divertito dell’amico.
“Fallo un’altra volta, Kash, e ti dovrai abituare a tenere il pollo con i piedi” dice il morfico, tirandosi nuovamente il cappuccio sul capo e aggiungendo dell’altra legna al fuoco. “Non sopporto tutta quest’umidità. Dovevamo proprio accamparci vicino alla palude?”
Kashran scuote la testa, divertito “Sei DAVVERO un piagnucolone. Possibile che tu sia di buon’umore solo quando combatti?”
“No. Sono di buon umore anche quando mi scopo tua madre” risponde Logan, strizzando l’occhio in maniera complice all’amico, un accenno di sorriso sul suo volto.
Oltre al chiassoso vociare dei diversi gruppi di briganti raccolti intorno ai diversi fuochi dell’accampamento, la notte è piuttosto silenziosa.
L’unica cosa che il morfico riesce a sentire è il fruscio e lo scricchiolio del fogliame causato dalle ronde di guardia e il crepitio del fuoco. Ogni tanto, qualche animale notturno fa notare la sua presenza. Ora il canto di un gufo, ora il richiamo di qualche mammifero in cerca di una compagna o di una preda. Una notte carica di nubi, così come di umidità.
“E poi, cosa ne avete fatto della tipa?” incalza Kashran “Ehy,lo mangi quello?”
Logan sbuffa, allungando la sua razione verso l’amico che, contento, se ne appropria senza proferire parola, girandosi di spalle per mettere al sicuro il “bottino”.
“Non ne ho idea. L’ho data al capo. Meno so, meglio sto. Sai che non mi piace...fare quelle cose” dice, cercando di nascondere l’aria di disagio dietro l’ombra proiettata dal cappuccio “Cazzo Kash, dovresti davvero mangiare di meno. Potresti esplodere”.
Per un istante, il tempo pare fermarsi. Il fuoco sembra proiettare più scintille del dovuto, tutto sembra muoversi con eccessiva lentezza. Anche la foresta sembra essere diventata silente di colpo.
Kashran si gira verso Logan. La sua pelle è nera, carbonizzata, spaccata come zolle di terra arida. Gli occhi sono velati da una patina biancastra, socchiusi in una espressione crudele. La parte destra del volto del morfico è mancante, aprendo sul suo volto un macabro ghigno.
“Scoppiare?” gli chiede, divertito “Non l’ho forse già fatto una volta?”
Logan spalanca
gli occhi, a meta tra la sorpresa e il raccapriccio. Cerca di alzarsi, ma il
suo corpo sembra essere troppo pesante.
Con un rumore di cuoio teso, Kashran, o ciò che era, sorride.
Logan artiglia il terreno, scalciando, provando a tirarsi indietro da quello che, una volta, era il suo migliore amico. Il fuoco sembra avvolgere il volto di Kashran, gli occhi sembrano illuminarsi mentre si avvicina al morfico.
Logan urla, provando invano a strisciare indietro. La polvere alzata dai suoi stivali contro il terreno colora la scena di un alone color arancio.
Kashran è sopra di lui, continuando a sorridere. Si lecca le labbra, con quella che sembra essere una lingua biforcuta. Anche la pelle sembra diversa. Non più tessuto carbonizzato, ma nere scaglie lucenti. Dalla parte mancante del volto fanno capolino delle zanne.
“Hai paura, amico?” sibila la creatura.
E si, Logan ha paura. E’ terrorizzato. E’ quasi una sorpresa. Non provava paura per se’ stesso da tanto tempo. Non riesce a parlare.
La creatura socchiude gli occhi, le iridi come quelle di un rettile. La testa è quella di un grosso serpente. Quella di un drago. Un drago nero
Con un rumore di cuoio teso, Kashran, o ciò che era, sorride.
Logan artiglia il terreno, scalciando, provando a tirarsi indietro da quello che, una volta, era il suo migliore amico. Il fuoco sembra avvolgere il volto di Kashran, gli occhi sembrano illuminarsi mentre si avvicina al morfico.
Logan urla, provando invano a strisciare indietro. La polvere alzata dai suoi stivali contro il terreno colora la scena di un alone color arancio.
Kashran è sopra di lui, continuando a sorridere. Si lecca le labbra, con quella che sembra essere una lingua biforcuta. Anche la pelle sembra diversa. Non più tessuto carbonizzato, ma nere scaglie lucenti. Dalla parte mancante del volto fanno capolino delle zanne.
“Hai paura, amico?” sibila la creatura.
E si, Logan ha paura. E’ terrorizzato. E’ quasi una sorpresa. Non provava paura per se’ stesso da tanto tempo. Non riesce a parlare.
La creatura socchiude gli occhi, le iridi come quelle di un rettile. La testa è quella di un grosso serpente. Quella di un drago. Un drago nero
“Sapevi che sarei
tornato. Lo sapevi che avrei finito quello che non ho potuto portare a
termine.”
Kashran si piega su sé stesso, inarcandosi, emettendo un gemito soffuso. Con un rumore secco, gli abiti si strappano, e degli speroni ossei, anch’essi neri, emergono dalla sua schiena.
Le mani della creatura artigliano il terreno a pochi centimetri dai piedi di Logan. Le dita si contorcono. La pelle si apre, liberando, laddove avrebbe dovuto colare sangue, una bile violacea dall’odore acre. Le ossa si rompono, rimodellando gli arti come degli artigli di rapace. La stessa pelle, prima di rettile, ora diventa come d’acciaio. Kashran alza la testa, nuovamente tramutata. Ora e’ un cappuccio, che racchiude al suo interno una tenebra imperscrutabile. Gli stessi speroni si sono fusi, creando un manto.
Logan è paralizzato. Sente di star piangendo. Sente le lacrime solargli il volto. Sente l’odore del sangue, del suo sangue.
Kashran si mette in piedi, emettendo una rauca, lenta, malvagia risata di vittoria.
Quell’odore.
La mano si alza, pronta a colpirlo.
Quel simbolo.
Le fiamme si alzano dietro l’essere incappucciato, quasi avvolgendolo.
Il colpo cala su Logan.
“NO!”
Logan sbatte le palpebre. Una, due, tre volte. E’ seduto sul suo letto. Le lenzuola sono madide di sudore. Si trova nella sua stanza, quella nuova, quella che ha fatto prendere Deneb. Attorno a lui, l’odore familiare dei suoi oggetti, della locanda.
Il corvo gracchia, allarmato. Vola verso di lui, atterrando sulle lenzuola, e lo guarda, piegando la testa di lato. Gracchia ancora, questa volta più forte.
Logan scuote la testa, cercando di liberarsi dalle ultime immagini del sogno.
Kashran.
Il drago.
L’essere incappucciato.
“Un altro incubo, Corax”, dice, tirandosi su e accarezzando con un dito la testa del corvo. Le sue mani tremano ancora. Questa volta l’incubo era dannatamente reale.
Il morfico si alza, tirando via il sudore dal petto con una mano.
Stringe i pugni fino a ferirsi i palmi con le unghie, ringhiando. Le nocche iniziano a diventare bianche, ma Logan non pare farci caso., la sua mente ancora fissa sulla figura incappucciata. I suoi ricordi scorrono all’indietro, ritornando alla risata felice di Kashran.
Il pavimento è macchiato da sangue e sudore. Nella camera si respira un’aria strana. Un’aria di odio e vendetta.
“Ti troverò”, dice, con lo sguardo lontano “ Ti troverò e ti ucciderò”, continua il morfico mentre, ancora una volta, si prepara per la caccia.
Kashran si piega su sé stesso, inarcandosi, emettendo un gemito soffuso. Con un rumore secco, gli abiti si strappano, e degli speroni ossei, anch’essi neri, emergono dalla sua schiena.
Le mani della creatura artigliano il terreno a pochi centimetri dai piedi di Logan. Le dita si contorcono. La pelle si apre, liberando, laddove avrebbe dovuto colare sangue, una bile violacea dall’odore acre. Le ossa si rompono, rimodellando gli arti come degli artigli di rapace. La stessa pelle, prima di rettile, ora diventa come d’acciaio. Kashran alza la testa, nuovamente tramutata. Ora e’ un cappuccio, che racchiude al suo interno una tenebra imperscrutabile. Gli stessi speroni si sono fusi, creando un manto.
Logan è paralizzato. Sente di star piangendo. Sente le lacrime solargli il volto. Sente l’odore del sangue, del suo sangue.
Kashran si mette in piedi, emettendo una rauca, lenta, malvagia risata di vittoria.
Quell’odore.
La mano si alza, pronta a colpirlo.
Quel simbolo.
Le fiamme si alzano dietro l’essere incappucciato, quasi avvolgendolo.
Il colpo cala su Logan.
“NO!”
Logan sbatte le palpebre. Una, due, tre volte. E’ seduto sul suo letto. Le lenzuola sono madide di sudore. Si trova nella sua stanza, quella nuova, quella che ha fatto prendere Deneb. Attorno a lui, l’odore familiare dei suoi oggetti, della locanda.
Il corvo gracchia, allarmato. Vola verso di lui, atterrando sulle lenzuola, e lo guarda, piegando la testa di lato. Gracchia ancora, questa volta più forte.
Logan scuote la testa, cercando di liberarsi dalle ultime immagini del sogno.
Kashran.
Il drago.
L’essere incappucciato.
“Un altro incubo, Corax”, dice, tirandosi su e accarezzando con un dito la testa del corvo. Le sue mani tremano ancora. Questa volta l’incubo era dannatamente reale.
Il morfico si alza, tirando via il sudore dal petto con una mano.
Stringe i pugni fino a ferirsi i palmi con le unghie, ringhiando. Le nocche iniziano a diventare bianche, ma Logan non pare farci caso., la sua mente ancora fissa sulla figura incappucciata. I suoi ricordi scorrono all’indietro, ritornando alla risata felice di Kashran.
Il pavimento è macchiato da sangue e sudore. Nella camera si respira un’aria strana. Un’aria di odio e vendetta.
“Ti troverò”, dice, con lo sguardo lontano “ Ti troverò e ti ucciderò”, continua il morfico mentre, ancora una volta, si prepara per la caccia.
Etichette:
basso profilo,
Eberron,
Logan,
morfico,
Pathfinder,
PG,
ranger
martedì 26 agosto 2014
Logan - Tutti muoiono (Valar Morgulis)
Oltre il confine del
Breland, Territorio di Thrane, notte, 200 metri dall’obiettivo
La guarnigione è a pochi metri da loro, scarsamente illuminata. Sull’ingresso svetta una immensa punta di lancia d’argento. Al suo interno, il bassorilievo di una fiamma. Il simbolo è talmente illuminato da riflettere un cono di luce che illumina il terreno antestante la piccola fortezza.
Come da programma, forti dell’oscurità proiettata al di fuori del cono, Logan e Luhad si portano ai lati dell’ingresso. E’ nell’ombra che agiranno.
I soldati cadono senza quasi nessun rumore. La gola tagliata in modo da soffocarli nel loro stesso sangue. Un gorgoglìo, ed è tutto finito.
Logan sa che sta succedendo la stessa cosa dall’altro lato. Nessun prigioniero, nessuno deve fuggire.
All’improvviso, un urlo, seguito da un clangore, segna l’inizio della fine. Una freccia è andata bassa, non colpendo il soldato al capo, ma andando a perforare l’addome. Il poveraccio è indietreggiato fino a cadere dalle mura. Un volo di una decina di metri.
Lasciandosi sfuggire una bestemmia, Logan guadagna l’ingresso della guarnigione , andandosi a nascondere al riparo di un carro. Lentamente, una ad una, i diversi baraccamenti si illuminano, e diversi soldati iniziano a sciamare all’interno dell’accampamento.
“Se ci scopriranno, sarà una carneficina”.
Logan sente i propri sensi acuirsi, la pelle diventare più spessa. Sente i muscoli flettersi. La trasformazione è completa.
Uscendo allo scoperto, balestra in pugno, Logan inizia a correre. Un dardo gli sfiora il volto. Un soldato è uscito allo scoperto per colpirlo. Logan, senza fermarsi, spara. Il dardo va a conficcarsi nella gola del soldato, che cade in ginocchio afferrando il quadrello con le mani. Un colpo fortunato.
La guarnigione è a pochi metri da loro, scarsamente illuminata. Sull’ingresso svetta una immensa punta di lancia d’argento. Al suo interno, il bassorilievo di una fiamma. Il simbolo è talmente illuminato da riflettere un cono di luce che illumina il terreno antestante la piccola fortezza.
Come da programma, forti dell’oscurità proiettata al di fuori del cono, Logan e Luhad si portano ai lati dell’ingresso. E’ nell’ombra che agiranno.
I soldati cadono senza quasi nessun rumore. La gola tagliata in modo da soffocarli nel loro stesso sangue. Un gorgoglìo, ed è tutto finito.
Logan sa che sta succedendo la stessa cosa dall’altro lato. Nessun prigioniero, nessuno deve fuggire.
All’improvviso, un urlo, seguito da un clangore, segna l’inizio della fine. Una freccia è andata bassa, non colpendo il soldato al capo, ma andando a perforare l’addome. Il poveraccio è indietreggiato fino a cadere dalle mura. Un volo di una decina di metri.
Lasciandosi sfuggire una bestemmia, Logan guadagna l’ingresso della guarnigione , andandosi a nascondere al riparo di un carro. Lentamente, una ad una, i diversi baraccamenti si illuminano, e diversi soldati iniziano a sciamare all’interno dell’accampamento.
“Se ci scopriranno, sarà una carneficina”.
Logan sente i propri sensi acuirsi, la pelle diventare più spessa. Sente i muscoli flettersi. La trasformazione è completa.
Uscendo allo scoperto, balestra in pugno, Logan inizia a correre. Un dardo gli sfiora il volto. Un soldato è uscito allo scoperto per colpirlo. Logan, senza fermarsi, spara. Il dardo va a conficcarsi nella gola del soldato, che cade in ginocchio afferrando il quadrello con le mani. Un colpo fortunato.
Sarebbe potuto toccare a lui.
In pochi istanti, la fortezza diventa più popolata di
un mercato.
L’aria si riempie del sibilo delle frecce, del rumore secco delle balestre, e delle urla dei feriti e dei combattenti
Logan getta via la balestra per estrarre le due asce. Non ha tempo di ricaricare.
Correndo, sorpassa un suo commilitone che vaga senza una apparente meta, sguardo lontano, una mano premuta su quello che prima era il suo braccio, ora un moncherino grondante sangue.
Senza pensarci, con un ringhio, balza in mezzo a due soldati. Approfittando della spinta data dal suo balzo, compie una piroetta, affondando l’ascia nel petto del primo, e mettendo a bersaglio un calcio sul volto del secondo.
Con un solo movimento, para un fendente del soldato stordito con una delle sue asce, per finirlo con un arco che connette l’altra ascia con il collo dell’avversario.
Guardandosi intorno, vede uno dei cecchini impegnato in un duello con quello che sembra un umano troppo muscoloso. Il cecchino è in evidente difficoltà.
Riesce appena a fare due passi quando il mondo intorno a lui diventa un’immenso muro di fuoco. L’esplosione è così violenta che lo sbalza via, facendolo sbattere contro il muro di un edificio vicino.
E’ come se il tempo fosse rallentato. Vede figure agitarsi, figure in uniforme e figure familiari. Le vede danzare per un po’, avvolte dalle fiamme, per poi afflosciarsi al suolo. Non sente niente. L’unico rumore è un fischio assordante che sembra provenire dalla sua stessa testa . Prova a rimettersi in piedi. Va tutto a rilento. Qualcuno lo scuote.
Il morfico si volta, inebetito. Il sergente Highway. Sta dicendo qualcosa.
“...are!”
Cosa?
“..ripr...icio...are!”
Non capisce
All’improvviso, tutto ritorna. Le grida, il clangore delle armi, il chaos della battaglia.
“Logan! L’edificio! Lo vogliono bruciare!” urla il sergente, indicando un edificio su un lato della fortezza. Degli uomini in uniforme stanno armeggiando con dei barili, versandone il contenuto sulla facciata e sul terreno circostante.
Con un cenno del capo, scrollandosi il torpore di dosso, Logan parte alla carica. Sente l’odore del sergente dietro di lui, e di altri due morfici.
Il primo soldato non ha il tempo di rendersi conto di cosa succede. Il secondo viene mandato contro un barile dal sergente. Barcollante, ricoperto di liquido, fa un passo di troppo, avvicinandosi ad un incendio vicino. Prende subito fuoco, come paglia secca. Logan guarda la scena, incredulo, con occhi spalancati.
Keenan. Kashran.
L’aria si riempie del sibilo delle frecce, del rumore secco delle balestre, e delle urla dei feriti e dei combattenti
Logan getta via la balestra per estrarre le due asce. Non ha tempo di ricaricare.
Correndo, sorpassa un suo commilitone che vaga senza una apparente meta, sguardo lontano, una mano premuta su quello che prima era il suo braccio, ora un moncherino grondante sangue.
Senza pensarci, con un ringhio, balza in mezzo a due soldati. Approfittando della spinta data dal suo balzo, compie una piroetta, affondando l’ascia nel petto del primo, e mettendo a bersaglio un calcio sul volto del secondo.
Con un solo movimento, para un fendente del soldato stordito con una delle sue asce, per finirlo con un arco che connette l’altra ascia con il collo dell’avversario.
Guardandosi intorno, vede uno dei cecchini impegnato in un duello con quello che sembra un umano troppo muscoloso. Il cecchino è in evidente difficoltà.
Riesce appena a fare due passi quando il mondo intorno a lui diventa un’immenso muro di fuoco. L’esplosione è così violenta che lo sbalza via, facendolo sbattere contro il muro di un edificio vicino.
E’ come se il tempo fosse rallentato. Vede figure agitarsi, figure in uniforme e figure familiari. Le vede danzare per un po’, avvolte dalle fiamme, per poi afflosciarsi al suolo. Non sente niente. L’unico rumore è un fischio assordante che sembra provenire dalla sua stessa testa . Prova a rimettersi in piedi. Va tutto a rilento. Qualcuno lo scuote.
Il morfico si volta, inebetito. Il sergente Highway. Sta dicendo qualcosa.
“...are!”
Cosa?
“..ripr...icio...are!”
Non capisce
All’improvviso, tutto ritorna. Le grida, il clangore delle armi, il chaos della battaglia.
“Logan! L’edificio! Lo vogliono bruciare!” urla il sergente, indicando un edificio su un lato della fortezza. Degli uomini in uniforme stanno armeggiando con dei barili, versandone il contenuto sulla facciata e sul terreno circostante.
Con un cenno del capo, scrollandosi il torpore di dosso, Logan parte alla carica. Sente l’odore del sergente dietro di lui, e di altri due morfici.
Il primo soldato non ha il tempo di rendersi conto di cosa succede. Il secondo viene mandato contro un barile dal sergente. Barcollante, ricoperto di liquido, fa un passo di troppo, avvicinandosi ad un incendio vicino. Prende subito fuoco, come paglia secca. Logan guarda la scena, incredulo, con occhi spalancati.
Keenan. Kashran.
Un dolore lancinante alla spalla Un dardo l’ha
ferito. Ringhiando, inizia la sua danza della morte. Il motivo che l’ha reso
una presenza oscura tra i suoi compagni. In breve tempo, seppur ricoperto di
ferite, è l’unico ancora in piedi in mezzo a tre cadaveri.
Con la coda dell’occhio vede il sergente aprire la porta dell’edificio. C’è qualcosa di incredibilmente sbagliato.
Non ha il tempo di avvisarlo. Appena aperta la porta, il sergente viene investito da una salva di frecce. Il sergente, incredulo e tremante passa le mani sui dardi. Cinque dardi conficcati nel petto. Si gira verso Logan, gli occhi spalancati, sorpresi, un rivolo di sangue scorre da un angolo della bocca. Si accascia al suolo, cadendo sulle ginocchia.
“Logan...il...libro” dice, prima che una freccia lo colpisca al volto.
Logan sente un peso al petto. Sente qualcosa esplodergli dentro. Si accorge solo in un secondo momento di stare urlando.
Tutti quelli che combattono con me muoiono.
Una figura in armatura completa varca la soglia dell’edificio, lentamente. Volta il suo sguardo verso Logan.
L’elmo ha una cresta cremisi, l’armatura sembra fatta d’argento. Porta un grosso tomo in una mano. Nell’altra stringe una spada lunga. Sembra fatta anch’essa d’argento.
Con due rapidi fendenti, l’umano si libera degli altri due morfici.
Tutto quello che succede dopo, è confuso.
Logan, continuando ad urlare, carica l’umano. Almeno, ha l’odore di un umano. Il suo corpo è completamente ricoperto dall’armatura.
Con la coda dell’occhio vede il sergente aprire la porta dell’edificio. C’è qualcosa di incredibilmente sbagliato.
Non ha il tempo di avvisarlo. Appena aperta la porta, il sergente viene investito da una salva di frecce. Il sergente, incredulo e tremante passa le mani sui dardi. Cinque dardi conficcati nel petto. Si gira verso Logan, gli occhi spalancati, sorpresi, un rivolo di sangue scorre da un angolo della bocca. Si accascia al suolo, cadendo sulle ginocchia.
“Logan...il...libro” dice, prima che una freccia lo colpisca al volto.
Logan sente un peso al petto. Sente qualcosa esplodergli dentro. Si accorge solo in un secondo momento di stare urlando.
Tutti quelli che combattono con me muoiono.
Una figura in armatura completa varca la soglia dell’edificio, lentamente. Volta il suo sguardo verso Logan.
L’elmo ha una cresta cremisi, l’armatura sembra fatta d’argento. Porta un grosso tomo in una mano. Nell’altra stringe una spada lunga. Sembra fatta anch’essa d’argento.
Con due rapidi fendenti, l’umano si libera degli altri due morfici.
Tutto quello che succede dopo, è confuso.
Logan, continuando ad urlare, carica l’umano. Almeno, ha l’odore di un umano. Il suo corpo è completamente ricoperto dall’armatura.
Il morfico attacca, furente. Non vuole danzare, ora.
Vuole solo uccidere. L’umano non è bravo a schivare tutti i suoi colpi.
L’armatura lo rende goffo, impacciato.
Ad un certo punto, il soldato recita delle parole, toccando Logan.
Il morfico prova un dolore lancinante, vede ferite aprirsi sul suo corpo.
Ridendo di soddisfazione, con una risata tetra, l’umano esegue un fendente, diretto al petto del morfico.
Logan riesce a
schivare il fendente mortale con una piroetta, ma è troppo lento. Il dolore gli
ottenebra i sensi. Ha perso troppo sangue. Ha schivato il fendente mortale, ma
il soldato è comunque riuscito a ferirlo. Il colpo fa stranamente più male del
colpo inferto da una spada normale. Colto nel mezzo della sua piroetta, Logan
cade al suolo. Ad un certo punto, il soldato recita delle parole, toccando Logan.
Il morfico prova un dolore lancinante, vede ferite aprirsi sul suo corpo.
Ridendo di soddisfazione, con una risata tetra, l’umano esegue un fendente, diretto al petto del morfico.
L’umano è sopra di lui.
“E ora, abomino, è ora di morire”, dice.
Logan alza lo sguardo, fissandolo con aria di sfida.
“Non ne sarei così sicuro”, dice. Con un urlo, con le sue ultime forze, colpisce con un’ascia il piede dell’avversario. Il colpo è così forte da troncare in due l‘arto.
Il guerriero ulula di dolore, lasciando cadere il libro.
Tutto il resto avviene in un solo battito di cuore.
L’ascia che morde la gamba del soldato. L’umano che cade al suolo.
Le asce del morfico che si abbattono sul petto del caduto. Il volto del morfico che viene macchiato dal sangue dell’umano.
Rialzandosi a stento, con il libro in una mano, e aiutandosi con la spada dell’umano, Logan si fa strada verso l’ingresso dell’avamposto. Ritirata. Il libro è loro. Quello che succede dopo, glielo racconteranno.
Il morfico ulula. E’ il segnale della ritirata. Un drappello di compagni, tra quei pochi rimasti, lo protegge, mentre cercano di guadagnare l’uscita. L’accampamento nemico è un inferno. Incendi divorano gli edifici circostanti, mentre alcuni soldati cercano ancora di combattere gli assalitori. Del suo drappello di guardia, solo due riescono ad uscire dalla piccola fortezza. Solo uno riesce a tornare con lui nel bosco. Sara’ lui che lo riporterà al suo accampamento. Logan non saprà mai suo nome. L’unica cosa di cui si ricorderà è una voce sprezzante e l’odore di un giovane umano.
Etichette:
background,
Eberron,
Logan,
morfico,
Pathfinder,
PG,
ranger
Logan - Una missione pericolosa
Confine del Breland con il
Thrane. Accampamento, poco dopo la mezzanotte.
“Allora, inutile feccia, statemi bene a sentire” dice
il sergente Highway, percorrendo avanti e indietro l’interezza della fila
composta dai suoi sottoposti.
“la missione di oggi è una delle più rischiose in cui
voi merde vi siate mai potuti trovare. Per questo” , continua il sergente
,”pretendo la massima...”
Il sergente si ferma davanti ad un morfico che, a
dispetto di tutti gli altri, non è sull’attenti, intento a pulirsi le unghie
con la punta di un grosso coltello.
“Logan...” dice il sergente, sussurrando il nome tra
i denti, stretti in un ringhio
“Sergente...” risponde il morfico, alzando lo sguardo
dalla mano e fissando l’umano con aria di sfida
Senza nessun preavviso, con un colpo ben preciso,
Highway fa volare il coltello dalla mano del morfico e, dopo uno sgambetto e una gomitata al petto, lo
blocca per terra, con la faccia nel fango.
“Pulcioso bastardo” ringhia il sergente “come osi
distrarti durante il mio discorso?”
Cercando inutilmente di divincolarsi dalla stretta
ferrea del sergente, e annaspando nel fango, Logan riesce soltanto a
gorgogliare.
“Fo...fottiti Highway. Fottiti tu,
l’eser...l’esercito e il tuo culo pall..”
Il morfico non riesce a finire la frase. Una luce
bianca, dolore puro, gli annebbia i sensi. Dopo, il buio.
Una secchiata d’acqua fredda. (non solo acqua, da
quanto riesce ad annusare il morfico) lo fa rinvenire. Con un grosso sforzo,
come se stesse annegando, Logan riempie i polmoni d’aria. Ha i polsi legati
dietro la schiena. La sensazione
sgradevole del legno sul corpo nudo. L’odore di sangue e sudore stantio permea
l’aria. E’ sulla Sedia. Sara’ la terza volta questo mese.
Davanti a lui, il sergente Highway si arrotola un panno attorno alla mano destra.
“Bene bene bene, il cucciolo si è svegliato” dice con
aria apparentemente crudele, prima di sferrargli un pugno in pieno volto.
Tutto diventa di nuovo bianco, ma Logan non sviene.
Qualcuno lo rimette di nuovo diritto. Il pugno è
stato così forte da far ribaltare la Sedia.
Highway, un umano, è piuttosto avanti con l’età per
il ruolo che ricopre. A dispetto degli anni, però, ha ancora una muscolatura e
una forza di tutto rispetto. I capelli grigi tagliati corti intorno al cranio,
la carnagione abbronzata, la pelle tesa come la membrana di un tamburo.
E’ l’esatta incarnazione dell’immaginario comune del
sergente.
E’ l’esatta incarnazione degli incubi di Logan.
Etichette:
background,
basso profilo,
Eberron,
Logan,
morfico,
Pathfinder,
PG,
ranger
Iscriviti a:
Post (Atom)
Tags
Aryannae
(2)
background
(7)
barbaro
(1)
basso profilo
(4)
blog
(1)
Deneb
(3)
divinità
(1)
druido
(2)
Earl
(1)
Eberron
(6)
elfo
(2)
GdR
(6)
guerriero
(1)
ladro
(4)
Logan
(5)
Lùthien
(4)
mago
(1)
mappe
(1)
mezzelfo
(4)
miniature
(1)
morfico
(4)
Obad-Hai
(2)
Pathfinder
(11)
PG
(10)
ranger
(6)
Tabatha
(4)
Tymora
(1)
umano
(1)
wiki
(1)
Xen'drik
(1)
Archivio
da tenere d'occhio...
-
-
I Bastioni di Hock Tuldar1 anno fa
-
Prova post12 anni fa
-
Poco dopo...14 anni fa
-
Lettori fissi
Powered by Blogger.