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martedì 26 agosto 2014

Logan - Tutti muoiono (Valar Morgulis)

Oltre il confine del Breland, Territorio di Thrane, notte, 200 metri dall’obiettivo

La guarnigione è a pochi metri da loro, scarsamente illuminata. Sull’ingresso svetta una immensa punta di lancia d’argento. Al suo interno, il bassorilievo di una fiamma. Il simbolo è talmente illuminato da riflettere un cono di luce che illumina il terreno antestante la piccola fortezza.

Come da programma, forti dell’oscurità proiettata al di fuori del cono, Logan e Luhad si portano ai lati dell’ingresso. E’ nell’ombra che agiranno.
I soldati cadono senza quasi nessun rumore. La gola tagliata in modo da soffocarli nel loro stesso sangue. Un gorgoglìo, ed è tutto finito.
Logan sa che sta succedendo la stessa cosa dall’altro lato. Nessun prigioniero, nessuno deve fuggire.

All’improvviso, un urlo, seguito da un clangore, segna l’inizio della fine. Una freccia è andata bassa, non colpendo il soldato al capo, ma andando a perforare l’addome. Il poveraccio è indietreggiato fino a cadere dalle mura. Un volo di una decina di metri.

Lasciandosi sfuggire una bestemmia, Logan guadagna l’ingresso della guarnigione , andandosi a nascondere al riparo di un carro. Lentamente, una ad una, i diversi baraccamenti si illuminano, e diversi soldati iniziano a sciamare all’interno dell’accampamento.

“Se ci scopriranno, sarà una carneficina”.

Logan sente i propri sensi acuirsi, la pelle diventare più spessa. Sente i muscoli flettersi. La trasformazione è completa.

Uscendo allo scoperto, balestra in pugno, Logan inizia a correre. Un dardo gli sfiora il volto. Un soldato è uscito allo scoperto per colpirlo. Logan, senza fermarsi, spara. Il dardo va a conficcarsi nella gola del soldato, che cade in ginocchio afferrando il quadrello con le mani. Un colpo fortunato.
Sarebbe potuto toccare a lui.

In pochi istanti, la fortezza diventa più popolata di un mercato.
L’aria si riempie del sibilo delle frecce, del rumore secco delle balestre, e delle urla dei feriti e dei combattenti

Logan getta via la balestra per estrarre le due asce. Non ha tempo di ricaricare.

Correndo, sorpassa un suo commilitone che vaga senza una apparente meta, sguardo lontano, una mano premuta su quello che prima era il suo braccio, ora un moncherino grondante sangue.

Senza pensarci, con un ringhio, balza in mezzo a due soldati. Approfittando della spinta data dal suo balzo, compie una piroetta, affondando l’ascia nel petto del primo, e mettendo a bersaglio un calcio sul volto del secondo.

Con un solo movimento, para un fendente del soldato stordito con una delle sue asce, per finirlo con un arco che connette l’altra ascia con il collo dell’avversario.

Guardandosi intorno, vede uno dei cecchini impegnato in un duello con quello che sembra un umano troppo muscoloso. Il cecchino è in evidente difficoltà.

Riesce appena a fare due passi quando il mondo intorno a lui diventa un’immenso muro di fuoco. L’esplosione è così violenta che lo sbalza via, facendolo sbattere contro il muro di un edificio vicino.

E’ come se il tempo fosse rallentato. Vede figure agitarsi, figure in uniforme e figure familiari. Le vede danzare per un po’, avvolte dalle fiamme, per poi afflosciarsi al suolo. Non sente niente. L’unico rumore è un fischio assordante che sembra provenire dalla sua stessa testa . Prova a rimettersi in piedi. Va tutto a rilento. Qualcuno lo scuote.

Il morfico si volta, inebetito. Il sergente Highway. Sta dicendo qualcosa.

“...are!”

Cosa?

“..ripr...icio...are!”

Non capisce

All’improvviso, tutto ritorna. Le grida, il clangore delle armi, il chaos della battaglia.

“Logan! L’edificio! Lo vogliono bruciare!” urla il sergente, indicando un edificio su un lato della fortezza. Degli uomini in uniforme stanno armeggiando con dei barili, versandone il contenuto sulla facciata e sul terreno circostante.

Con un cenno del capo, scrollandosi il torpore di dosso, Logan parte alla carica. Sente l’odore del sergente dietro di lui, e di altri due morfici.

Il primo soldato non ha il tempo di rendersi conto di cosa succede. Il secondo viene mandato contro un barile dal sergente. Barcollante, ricoperto di liquido, fa un passo di troppo, avvicinandosi ad un incendio vicino. Prende subito fuoco, come paglia secca. Logan guarda la scena, incredulo, con occhi spalancati.

Keenan. Kashran.

Un dolore lancinante alla spalla Un dardo l’ha ferito. Ringhiando, inizia la sua danza della morte. Il motivo che l’ha reso una presenza oscura tra i suoi compagni. In breve tempo, seppur ricoperto di ferite, è l’unico ancora in piedi in mezzo a tre cadaveri.

Con la coda dell’occhio vede il sergente aprire la porta dell’edificio. C’è qualcosa di incredibilmente sbagliato.

Non ha il tempo di avvisarlo. Appena aperta la porta, il sergente viene investito da una salva di frecce. Il sergente, incredulo e tremante passa le mani sui dardi. Cinque dardi conficcati nel petto. Si gira verso Logan, gli occhi spalancati, sorpresi, un rivolo di sangue scorre da un angolo della bocca. Si accascia al suolo, cadendo sulle ginocchia.

“Logan...il...libro” dice, prima che una freccia lo colpisca al volto.

Logan sente un peso al petto. Sente qualcosa esplodergli dentro. Si accorge solo in un secondo momento di stare urlando.

Tutti quelli che combattono con me muoiono.

Una figura in armatura completa varca la soglia dell’edificio, lentamente. Volta il suo sguardo verso Logan.

L’elmo ha una cresta cremisi, l’armatura sembra fatta d’argento. Porta un grosso tomo in una mano. Nell’altra stringe una spada lunga. Sembra fatta anch’essa d’argento.

Con due rapidi fendenti, l’umano si libera degli altri due morfici.

Tutto quello che succede dopo, è confuso.

Logan, continuando ad urlare, carica l’umano. Almeno, ha l’odore di un umano. Il suo corpo è completamente ricoperto dall’armatura.

Il morfico attacca, furente. Non vuole danzare, ora. Vuole solo uccidere. L’umano non è bravo a schivare tutti i suoi colpi. L’armatura lo rende goffo, impacciato.

Ad un certo punto, il soldato recita delle parole, toccando Logan.

Il morfico prova un dolore lancinante, vede ferite aprirsi sul suo corpo.
Ridendo di soddisfazione, con una risata tetra, l’umano esegue un fendente, diretto al petto del morfico.
Logan riesce a schivare il fendente mortale con una piroetta, ma è troppo lento. Il dolore gli ottenebra i sensi. Ha perso troppo sangue. Ha schivato il fendente mortale, ma il soldato è comunque riuscito a ferirlo. Il colpo fa stranamente più male del colpo inferto da una spada normale. Colto nel mezzo della sua piroetta, Logan cade al suolo.

L’umano è sopra di lui.

“E ora, abomino, è ora di morire”, dice.

Logan alza lo sguardo, fissandolo con aria di sfida.

“Non ne sarei così sicuro”, dice. Con un urlo, con le sue ultime forze, colpisce con un’ascia il piede dell’avversario. Il colpo è così forte da troncare in due l‘arto.

Il guerriero ulula di dolore, lasciando cadere il libro.

Tutto il resto avviene in un solo battito di cuore.

L’ascia che morde la gamba del soldato. L’umano che cade al suolo.
Le asce del morfico che si abbattono sul petto del caduto. Il volto del morfico che viene macchiato dal sangue dell’umano.

Rialzandosi a stento, con il libro in una mano, e aiutandosi con la spada dell’umano, Logan si fa strada verso l’ingresso dell’avamposto. Ritirata. Il libro è loro. Quello che succede dopo, glielo racconteranno.

Il morfico ulula. E’ il segnale della ritirata. Un drappello di compagni, tra quei pochi rimasti, lo protegge, mentre cercano di guadagnare l’uscita. L’accampamento nemico è un inferno. Incendi divorano gli edifici circostanti, mentre alcuni soldati cercano ancora di combattere gli assalitori. Del suo drappello di guardia, solo due riescono ad uscire dalla piccola fortezza. Solo uno riesce a tornare con lui nel bosco. Sara’ lui che lo riporterà al suo accampamento. Logan non saprà mai suo nome. L’unica cosa di cui si ricorderà è una voce sprezzante e l’odore di un giovane umano.

Logan - Una missione pericolosa

Confine del Breland con il Thrane. Accampamento, poco dopo la mezzanotte.
“Allora, inutile feccia, statemi bene a sentire” dice il sergente Highway, percorrendo avanti e indietro l’interezza della fila composta dai suoi sottoposti.
“la missione di oggi è una delle più rischiose in cui voi merde vi siate mai potuti trovare. Per questo” , continua il sergente ,”pretendo la massima...”
Il sergente si ferma davanti ad un morfico che, a dispetto di tutti gli altri, non è sull’attenti, intento a pulirsi le unghie con la punta di un grosso coltello.
“Logan...” dice il sergente, sussurrando il nome tra i denti, stretti in un ringhio
“Sergente...” risponde il morfico, alzando lo sguardo dalla mano e fissando l’umano con aria di sfida
Senza nessun preavviso, con un colpo ben preciso, Highway fa volare il coltello dalla mano del morfico e, dopo  uno sgambetto e una gomitata al petto, lo blocca per terra, con la faccia nel fango.
“Pulcioso bastardo” ringhia il sergente “come osi distrarti durante il mio discorso?”
Cercando inutilmente di divincolarsi dalla stretta ferrea del sergente, e annaspando nel fango, Logan riesce soltanto a gorgogliare.
“Fo...fottiti Highway. Fottiti tu, l’eser...l’esercito e il tuo culo pall..”
Il morfico non riesce a finire la frase. Una luce bianca, dolore puro, gli annebbia i sensi. Dopo, il buio.
Una secchiata d’acqua fredda. (non solo acqua, da quanto riesce ad annusare il morfico) lo fa rinvenire. Con un grosso sforzo, come se stesse annegando, Logan riempie i polmoni d’aria. Ha i polsi legati dietro la schiena.  La sensazione sgradevole del legno sul corpo nudo. L’odore di sangue e sudore stantio permea l’aria. E’ sulla Sedia. Sara’ la terza volta questo mese.
Davanti a lui, il sergente Highway si  arrotola un panno attorno alla mano destra.
“Bene bene bene, il cucciolo si è svegliato” dice con aria apparentemente crudele, prima di sferrargli un pugno in pieno volto.
Tutto diventa di nuovo bianco, ma Logan non sviene.
Qualcuno lo rimette di nuovo diritto. Il pugno è stato così forte da far ribaltare la Sedia.
Highway, un umano, è piuttosto avanti con l’età per il ruolo che ricopre. A dispetto degli anni, però, ha ancora una muscolatura e una forza di tutto rispetto. I capelli grigi tagliati corti intorno al cranio, la carnagione abbronzata, la pelle tesa come la membrana di un tamburo.
E’ l’esatta incarnazione dell’immaginario comune del sergente.
E’ l’esatta incarnazione degli incubi di Logan.

“Tu, morfico, mi ubbidirai” dice, scagliando un altro pugno centrato al petto del brigante. “Tu, morfico, farai quello che ti dico di fare!” urla, mentre aggiunge nuovo dolore al corpo di Logan, con un gancio diretto al suo mento.


“Tu mi odi, figlio di puttana. E fai bene ad odiarmi” dice il sergente, artigliando il volto di Logan con le sue immense mani. “Sappi però, bastardo, che io sono giusto.” La stretta si trasforma in un pugno “Sono giusto, e se ti comporterai bene e mi ubbidirai...”.  Il pugno trova una nuova casa sul naso di Logan “Sarai premiato”.


Due ore di pestaggio, due ore di “Rinforzo della disciplina”, come la chiama Highway. Dopo quelle due ore, Logan sa già cosa lo aspetta. Corsa nel fango, allenamento con le armi, altra corsa. Nessun pasto.


Accanendosi contro  il manichino di legno e paglia, Logan non fa caso alle vesciche che gli si aprono sulle mani.


“Fanculo, Highway. Fanculo tu e l’esercito”


Il manichino esplode, mandando frammenti di legno e mucchi di paglia ovunque.


“UN ALTRO!” grida il morfico agli inservienti, “NE VOGLIO UN ALTRO!”


Mentre gli inservienti posizionano un altro manichino, il terzo, Logan sente una presenza avvicinarsi alle sue spalle. Un umano. Joyce.


Il viso solcato dalle lacrime, si avvicina a Logan. E’ evidentemente scosso.


“Lo...Logan...” balbetta, mentre nuove lacrime iniziano a scorrere. Joyce, Joyce il baro,  non è mai stato tagliato per questa vita, pensa Logan.


Logan si asciuga il sudore dalla fronte con un avambraccio, tenendo ancora strette le asce in pugno.


“Parla, Joyce. Cosa vuoi?” dice, glaciale

“Si...si...si tratta di Keenan” dice l’umano, prima di scoppiare in un pianto dirotto. Trema. E’ sotto shock.


Keenan. Keenan il topo. Keenan il mingherlino. Kennan, il suo amico Keenan.


Logan abbassa lentamente le asce, realizzando che, se Joyce è venuto a chiamarlo, non dev’essere niente di buono. Sente il battito cardiaco aumentare all’infinito. Sembra che il cuore voglia esplodergli dal petto. Senza dire nulla, inizia una corsa disperata. L’infermeria, sarà sicuramente lì. Keenan. Keenan il topo.

Quello che trova non è quello che si aspetta. Facendosi largo tra un gruppo di persone, alcuni feriti in modo più o meno grave,  non riesce a vedere il suo amico. Quello che vede, invece, è il corpo di un morfico orrendamente sfigurato da qualcosa che sembra averlo ustionato fino ad esporre le ossa in alcuni punti. Riesce ancora a respirare, con molta fatica.


“L...L...Logan” prova a dire il morfico, con una voce rauca, simile ad un sussurro.


Il morfico si rende conto di star stringendo le sue asce con così tanta forza da aver sbiancato le nocche. Le lascia cadere, per chinarsi vicino al suo amico.


“Non parlare, Keen. Risparmia le energie” dice Logan, sussurrando a sua volta.


Solo in un secondo momento, nota Highway. Il sergente ha un rivolo di sangue che sgorga dalla tempia destra. Scuote la testa, fissando Logan con faccia funerea, per poi distogliere lo sguardo.


Qualcosa ha orrendamente sfigurato il morfico. Qualcosa che riempie la memoria di Logan di orrendi ricordi.


“Ero...ero....nascosto, come sempre...” dice Keenan, sputando sangue e una sostanza nerastra


Keenan il ratto. Il suo compito era di nascondersi  e spiare il nemico, oltre a  sbarazzarsi di tutti quei poveri diavoli che, incautamente, avessero girato da soli vicino al suo nascondiglio.


“Ero nascosto...e li vedevo, Logan...li vedevo...”

“Keen, non....”


Logan non fa in tempo a finire la frase.  Il corpo del morfico viene scosso da violenti fremiti, per poi fermarsi all’improvviso. Un ultimo respiro, e Keen il topo rimane fermo sul letto. Immobile come una bambola rotta. Carbonizzato fino alle ossa.


Logan sente la rabbia impadronirsi di lui. Vuole avere vendetta. Vuole uccidere chiunque abbia ridotto così il suo amico.  Raccoglie le asce, si alza, guardando il sergente con un’espressione di gelida determinazione. Quello che accade dopo, segnerà per sempre il futuro del morfico.

Inaspettatamente, Logan porge la mano al sergente.


“Aiutami.” dice il morfico, la mano ancora tesa verso il sergente.


Highway non capisce. Nello sguardo del morfico non riconosce più il rinnegato. Non vede più il ribelle. Vede una promessa.


“Ai fantocci”


Con un cenno di intesa, il sergente si incammina verso l’uscita.

Logan cade in ginocchio, il clangore delle asce sul pavimento riecheggia per tutta l’infermieria.

Piange. Piange per Keenan, piange per Kashran. Piange per se stesso.


Le settimane seguenti sono un susseguirsi di missioni e di allenamenti per Logan. Parla pochissimo, dorme altrettanto poco e mangia solo per nutrirsi.


Ha guadagnato il rispetto del sergente, che ormai lo riguarda come un suo secondo. Di gradi neanche a parlarne. Troppe punizioni, troppe volte ha visto la Sedia. Ed è un rinnegato.

Alcuni, soprattutto le nuove reclute, lo evitano. Una presenza troppo oscura da sopportare. Uno sguardo gelido, un’aura di ferocia lo circonda.



 



Oltre il confine del Breland, Territorio di Thrane, notte, orario sconosciuto


“Al cambio della guardia avremo circa due minuti per far fuori le guardie e cogliere il cambio alla sprovvista. Se non ci scopriranno, sarà un inferno. Se ci scopriranno, sarà una carneficina. Ricordatevi, signori” dice il sergente.

Nuove cicatrici in più, capelli più bianchi. Al suo fianco una figura vestita completamente di nero. Logan. Fissato su una spalla il teschio di un topo.

“Voglio la massima discrezione. Voi due, cecchini, farete fuori le guardie sul parapetto. Il tempismo è tutto. Logan...” continua il sergente, indicando il morfico con un cenno e l’accenno di un sorriso “continua tu.”


Logan si irrigidisce per un istante, mettendosi sull’attenti.


“Io e Luhad uccideremo le quattro guardie, prima e dopo il cambio della guardia. Nares e Yolas uccideranno le altre due sul parapetto.” dice il morfico, disegnando degli schemi sul terreno  “La guarnigione si trova arroccata in una piccola fortezza. Non ci sono molti uomini a presidiarla, ma secondo le fonti dell’alto comando è un punto di attracco importante. La fortificazione si affaccia sulla baia del lago.”continua il morfico.


Logan guarda tutti i suoi compagni. I “Bastardi di Greenhaunt”.


“Sarà nostro compito bonificare l’avamposto e recuperare tutto il materiale. E’ di vitale importanza che non scappi nessuno. E che non abbiano il tempo di raggiungere questo edificio” , aggiunge “Se dovessero raggiungerlo”, continua, “darebbero fuoco a tutto. E alcuni di voi saranno per niente.”


“E quale sarebbe questo materiale, Logan?” dice un giovane umano, con tono sprezzante.


Logan lo guarda, gelido e determinato.


“Libri.”


“Le barche, andranno affondate qui e qui. Cosi, grazie al fondale basso, chiuderemo la baia. “ continua il sergente. “Ci sono domande?”


“Una, signor sergente, signore.” dice Logan.


“E allora falla, morfico.”


“Quando ci decidiamo a partire?”

Logan

"Animali, siete solo animali. Non siete degni di essere dei Morfici".
Pensa, mentre estrae il dardo dal corpo del borseggiatore. Eppure li aveva avvisati, era sceso più di una volta nei quartieri ad avvisarli. Niente.
Non aveva funzionato.
L'ascia emette un rumore di risucchio, mentre viene estratta dal cranio (o quello che ne rimane) del secondo bandito. Un colpo di balestra a quello più lontano, un duello ravvicinato con quello più vicino. Sempre che si potesse chiamare duello. Il poveraccio aveva avuto giusto il tempo di guardare il compagno accasciarsi al suolo e di notare un'ombra alle sue spalle. Lo scintillio di due lame, ed era tutto finito. La bocca del cadavere è ancora aperta in una espressione di sorpresa.
Avrebbe dovuto silenziare anche l'altro, ma vuole che ci sia qualcuno a testimoniare la carneficina che è capace di effettuare.
La ragazza è ancora lì, che cerca di coprirsi con quello che rimane dei suoi vestiti. Derubata, stuprata e uccisa. Questo sarebbe stato il suo destino, non fosse stato per lui.
"Vieni, ti accompagno a casa" - dice il morfico, sorridendole. Un fiotto di sangue gli macchia la parte destra del volto, i canini un po' troppo pronunciati.
Il sorriso di una bestia feroce.
Si è DI NUOVO dimenticato di ritornare umano. Si è DI NUOVO dimenticato di quanto la sua voce somigli ad un ringhio, quando si trasforma.
La ragazza si raggomitola in posizione fetale, tremando, balbettando, cercando di mettere più distanza possibile tra lei e il ranger.
"Ti prego...n-n-non uccidermi..."
Logan si abbassa sulle ginocchia, portandosi all'altezza del viso della ragazza. Bionda, magra ed emaciata, non avrà più di 14 anni, sporca di fango e sangue.
"Non preoccuparti, ragazzina. Io sono uno dei buoni. E' tutto finito. Ora dimmi dove abit..."
Un odore pungente colpisce il suo olfatto. Urina. La ragazza se l'è fatta sotto. Ed è svenuta. Come al solito.
C'è chi scappa via urlando, chi si rannicchiava e si chiude in sè stesso. C'è chi sviene. Quasi tutti svengono.
"Un altro problema per Tyon", dice il morfico, caricandosi la bambina sulle spalle "E un altro bagno per me...E comunque Logan", dice, "Io mi chiamo Logan".
Un altro passo sulla strada del Bene.
Andando verso la vecchia e decrepita cappella, sente porte sbattere, finestre serrarsi, il fruscio di gente che si nasconde nei vicoli. Ormai c'è abituato. Dopo ogni scontro, la gente ha sempre paura. Paura delle conseguenze, dicono. Paura che i capi prendano provvedimenti. Logan sorride. Sono i capi che lui vuole. Ha già usato fin troppe esche.
Il sorriso prende una nota amara appena arriva davanti alla cappella. Tyon. Il buon vecchio Tyon. Potrebbero fargli del male. Potrebbero estorcergli informazioni.
E' così strano . Per quanto gli umani siano bravi a sbudellarsi a vicenda (e soprattutto per quanto si divertano a dare la caccia ai morfici), c'è sempre una eccezione.
C'è Ariannae. C'è Tyon. Ci sono i giusti e gli indifesi. E poi ci sono le sue prede.
Lo sbattere della porta riecheggia per tutta la vecchia cappella. Il vecchio è lì in preghiera.
"Cosa mi hai portato questa volta, Logan?" dice con un sospiro, dopo aver finito di recitare la sua liturgia, cercando di rimettersi in piedi.
Logan porta la bambina dal vecchio chierico, portandola in braccio. E' ancora svenuta. Il vecchio scuote la testa.
"Una bambina. Una povera bambina. Per gli Dei, diventano sempre più disperati." dice il chierico, portando il suo medaglione sulla fronte della ragazza e recitando parole a lui sconosciute.
"Sempre più disperati, Tyon. Sempre più affamati."
"E gli altri? Dove sono? Perchè mi hai portato solo lei?"
"Per gli altri ci penseranno i topi e i cani, Tyon."
"Capisco..."
"Mi sono fatto prendere la mano." dice Logan, con freddezza "E ora, chierico, e' ora che io torni ai miei affari."
Senza aspettare una risposta, il morfico torna sui suoi passi. Non nota l'aria preoccupata del chierico. Non sente sussurrargli "Che gli dei siano con te, Logan".
Sciacquandosi la faccia al più vicino fontanile, il morfico pensa a cosa diranno questa volta i suoi amici. Già. Amici.
Deneb e Tabatha? Dei preziosi alleati, si. Hanno condiviso tutti insieme la loro dose di avventure, di stanchezza, di fame, di sangue e di felicità. Ma..amici? Amici sembra essere una parola troppo grossa.
Aryannae? Sicuramente. Hanno fatto insieme la guerra, si sono salvati spesso la pelle a vicenda. Lei lo ha tratto via dagli artigli della morte diverse volte.
Se lo ricorda ancora.
I suoi scout erano stati scoperti, e ora dovevano sbarazzarsi della pattuglia. Il capitano era grosso. MOLTO grosso.
Galadryel giaceva a pochi metri da lui, la testa separata dal corpo. Lerander era  rannicchiato ai piedi di un grande albero, la coscia trafitta da una freccia, il braccio destro andato.
Il resto della squadra stava combattendo contro i soldati della pattuglia nemica. Rimanevano lui e il capitano. Lui, le sue due asce. Il capitano un immenso martello da guerra e una daga. Una serie di parate,  fendenti , finte,  giravolte e affondi. Era la sua danza della morte.
Disegnando un arco verso il basso, il capitano  cerca di colpire Logan alla testa. Piroettando di lato, il morfico riesce ad evitare il colpo mortale. Sassi e terra si alzano per la violenza del colpo."Troppo lento, bruto" dice Logan "Troppo len.." Un dolore lancinante al petto. Incredulo, Logan abbassa lo sguardo. La daga dell'avversario è affondata fino all'elsa nel suo torace. Un ghigno beffardo si apre sul volto del nemico.Urlando, sputando sangue, Logan lascia cadere una delle sue asce per afferrare l'avambraccio del suo avversario. Il mondo inizia a diventare una realtà sfocata. L'ultima cosa che vede è la sua ascia che si conficca nel  collo taurino del soldato.Tutto diventa buio. Sente già i polmoni riempirsi del suo stesso sangue. Sarebbe morto di lì a poco.Urla. Urla di feriti e di morenti, urla di comandi gridati in una assordante cacofonia.Qualcuno lo sta toccando, spostando. Qualcuno ha le mani nel suo corpo. Qualcuno gli  grida di  non lasciarsi andare. Qualcun'altro grida un nome. Qualcuno grida "Ariannae".
Qualcuno urla, c'è odore acre di carne bruciata e sangue. Il fuoco è ovunque. Non sente più le gambe. Kashran è di fronte a lui, di spalle. Sta combattendo con qualcuno. Il carro è lì  a pochi metri, rovesciato. Le botti che trasportava sparse sul suolo della foresta. Alcune sono si sono rotte, spargendo sul terreno un liquido verdastro. Un'esplosione. Logan viene sbalzato via  come una bambola di pezza, ricoperto da qualcosa di viscido e appiccicaticcio. Un'ombra è china su di lui, incappucciata. Non è umano. Non è un morfico. Non ha un odore conosciuto. Alza un artiglio. Un artiglio di ferro. Sussurra qualcosa. Qualcosa di incredibilmente malvagio. L'artiglio cala verso il suo volto. Il buio."Quelli erano miei amici" dice qualcuno. Logan sbatte le palpebre, notando alcuni morfici davanti a lui. Tra di loro, quello che aveva fatto scappare."Quelli erano miei amici, bastardo! Sei sordo?" dice uno di loro"Erano, hai detto bene" dice il ranger, sorridendo in maniera malvagia"LO. VOGLIO. MORTO!" urla il banditoLogan sente la pelle indurirsi, i suoi sensi diventare più acuti. Chissà cosa avrebbero pensato i suoi amici, pensa il morfico, estraendo le sue asce."Provateci, animali."Ma alla fine loro cosa ne sanno. Lui è un'arma."Il mio braccio! Mi ha rotto il braccio!"Le armi vanno usate, le armi servono.
"Andiamocene via! Andiamocene via subito!!!"
Le armi, se le lasci nella fodera, sognano.
"Non lasciatemi indietro! Vi prego!"
Le armi non possono sognare.
"Ti prego...non uccidermi"
Le. Armi. Non. Devono. Sognare.
"Io sono Logan, e ho un messaggio per te."

giovedì 17 maggio 2012

Tabatha Moonshimmer



Nome: Tabatha
Cognome: Moonshimmer
Classe: Ladro
Razza: Mezzelfo


Tabatha appartiene ad una famiglia facoltosa, ma non aristocratica, arricchitasi con il contrabbando e il commercio di schiavi. Suo padre, Danko Moonshimmer, le ha insegnato tutto ciò che c’è da sapere sull’attività di famiglia, oltre ad averla addestrata al tiro con l’arco e al combattimento con armi leggere.


È figlia unica. Sin dall’infanzia è cresciuta insieme al cugino Deneb, grazie al quale si “allenava” nei giochetti che richiedevano destrezza e rapidità di mano. Successivamente è entrata a far parte di una Gilda di ladri, in cui ha affinato ulteriormente la sua “arte”. In seguito, è tornata ad occuparsi delle attività commerciali di famiglia (per lo più contrabbando).


Un evento che l’ha segnata profondamente riguarda la sua infanzia. Un gruppo di ragazzini voleva rubare i libri a Deneb e Tabatha si trovava a passare di lì per caso. Vedendo il sopruso, non esitò a difendere il cugino. La situazione precipitò e Tabatha (nonostante la sua agilità) stava per essere sopraffatta; solo grazie all'unione delle abilità di lei e delle doti magiche di lui, riuscirono ad avere la meglio sui teppistelli. Da questo momento in poi si creò un legame di amore-odio tra i due.


La sua adolescenza è stata piuttosto tranquilla, anche perché aveva tutto ciò che una mezzelfa di quell’età potesse desiderare: la sua famiglia benestante, che godeva di un certo rispetto in città, le ha fornito una certa popolarità tra i coetanei, non facendole mancare un certo numero di corteggiatori (che lei sfruttava a suo piacimento, mollandoli sul più bello).


Tabatha non segue un’etica particolare, se non la propria. Anzi: sostiene che con la sua attività faccia del bene. Si definisce “imprenditrice” e ha intenzione di espandere i suoi commerci. Dove ha gli occhi, ha le mani. Qualsiasi oggetto luccicante attira la sua attenzione ed è disposta a tutto pur di ottenere ciò che desidera.
Divinità di riferimento: Tymora.


Solitamente gli uomini sono affascinati dall’intraprendenza e dalla bella presenza di Tabatha. Le donne, invece, entrano in competizione. Qualcuno potrebbe trovare insopportabile il suo modo di porsi un po’ arrogante e menefreghista.


Nei confronti degli altri si pone spesso in maniera diffidente e cerca sempre di mantenere un certo distacco tra sé e gli altri: è piuttosto altezzosa e indisponente nei modi di fare, ma è leale con i componenti del suo gruppo (ovviamente solo finché le conviene). È comunque una persona solare, allegra, che cerca divertimento e avventura.

giovedì 14 luglio 2011

Il dilemma del nome

Hai la storia, il personaggio, il suo background, ma... ti scervelli per trovare un nome originale. Che si fa? Spesso ci rifacciamo a film, fumetti e quant'altro, ma nel caso fossimo proprio a corto d'idee, come sempre la Rete (e qualche suo utente) ci viene in aiuto. In particolare ci sono due generatori di nomi che ho trovato interessanti: The Elvish Name Generator e The Hobbit Name Generator. Basta inserire il proprio nome e cognome, stabilire il genere (M/F) ed ecco che viene creato un nome in elfico o hobbit! Ovviamente si possono provare tantissime combinazioni usando nomi di conoscenti o, semplicemente, inventando. ;)

martedì 12 luglio 2011

Earl



Nome: Earl

Cognome: Redcliff

Classe: Guerriero

Razza: Umano

Figlio di un macellaio di Berghast, Earl ha passato la sua infanzia tra i vicoli della città frequentando le peggiori canaglie del luogo, correndo il rischio di diventare uno dei tanti delinquenti che si aggirano nei bassifondi di Berghast. Il padre, preoccupato per le cattive compagnie del giovane Earl, decide di mandarlo all'accademia militare, convinto che la disciplina marziale non possa far altro che mettere sulla retta via lo scapestrato figliolo. In accademia Earl si distingue per l'abilità nel combattere con le asce facendo a meno degli scudi, inoltre la sua velocità e un pizzico di incoscenza lo rendono un guerriero sfuggente e imprevedibile. Dopo qualche anno in accademia, stanco della vita troppo rigida cui sono sottoposti i militari, decide di congedarsi e offrire le sue doti di combattimento a chi ne avesse bisogno.

E' durente una delle tante serate passate a spendere in birra quello che aveva guadagnato che conosce Luthien e Giana, rispettivamente un'elfa e una gnoma con sani principi morali. Entrambe erano intente a seguire una pista misteriosa su una minaccia Drow nella regione. Accodatosi alla loro compagnia di avventurieri si è ritrovato a viaggiare in posti che non avrebbe mai immaginato di vedere, a combattere esseri di cui non sapeva l'esistenza e infine a trovare un ideale per cui mettere a disposizione le sue doti guerriere

lunedì 11 luglio 2011

Luthien Surion


Nome: Lùtien
Cognome: Sùrion
Razza: Elfo
Classe: Druido

Lùthien non ricorda quasi nulla della sua infanzia, che probabilmente ha vissuto quasi interamente con i lupi tra i boschi. Non conosce, dunque, i suoi veri genitori e non sa se l’abbiano abbandonata o se siano stati uccisi. Durante l’adolescenza è stata accolta benevolmente da una piccola comunità di umani, il cui capo-druido (Manwe Sùrion) praticava arti magiche adorando la natura e la magia primordiale.
Il lungo periodo in cui ha vissuto lontano dalla civiltà, però, ha fatto sì che non riuscisse mai ad integrarsi completamente all’interno della comunità. Il suo unico compagno di giochi era, infatti, il suo lupo Arios.
Arios
La sua gioventù è stata piuttosto tormentata, anche perché a un certo punto della sua vita ha cominciato a porsi delle domande sulle sue origini, su chi fossero i suoi genitori, sul perché l’avessero abbandonata o, peggio ancora, su come erano stati uccisi. Decisa a non conoscere la verità per paura di un rifiuto o di scoprire un’amara realtà, capì che quegli umani che l’avevano accettata tanto favorevolmente le stavano offrendo la possibilità di ricominciare daccapo. Unico incubo ricorrente che continua a tormentarla sin da piccola: sta annegando in un fiume e un grande lupo striato la salva. Probabilmente è l’unico vero ricordo che le è rimasto dopo “l’abbandono”.
Vivendo per molti anni nei boschi, ha sviluppato uno stretto contatto con la natura, quasi simbiotico. La convivenza con i lupi le ha insegnato il rispetto delle gerarchie.
È stato proprio Manwe ad occuparsi della sua educazione morale e religiosa, avvicinandola alle arti druidiche e alla venerazione della divinità Obad-Hai, il quale governa sulla natura e sulle terre selvagge ed è amico di tutti coloro che vivono in armonia con il mondo della natura. L’ha addestrata, inoltre, nel tiro con l’arco. Hanno sempre avuto un ottimo rapporto e Luthien vedeva in lui il padre che non ha mai conosciuto. Quando Manwe muore per cause naturali, Lùthien capisce che è giunto il momento di lasciare la piccola comunità per ritrovare la sua strada.
Di solito la gente che incontra interagisce positivamente con lei, ma a volte è trattata con superficialità (se non con avversione) dagli esseri di sesso maschile, i quali sottovalutano le sue reali capacità probabilmente perché vedono in lei soltanto una “femmina” dalla corporatura piuttosto esile. 
Lùthien è disposta ad uccidere, ma per difendere se stessa e chi le sta vicino. È contro la sua morale uccidere animali, se non per cibarsene. Non è interessata al denaro.
È un tipo diffidente nei confronti degli altri, ma chi la conosce sa che è una persona affidabile. Piuttosto schiva e solitaria a causa dei tanti anni vissuti nei boschi.
L’unico oggetto che potrebbe essere legato alla sua famiglia è un bracciare d’oro e rubini, in cui è incisa una frase in elfico: “Anar caluva tielyanna” (= Il sole splenderà sul tuo cammino).
Ha deciso di partire all’avventura per conoscere il mondo al di là della foresta e per trovare una sua identità al di fuori della comunità che l’ha cresciuta. Giunta a Berghast ha conosciuto i componenti del gruppo di cui attualmente fa parte e si è unita a loro perché sono molto eterogenei ed emanano un’aura positiva.
Non avendo avuto una famiglia che l’abbia cresciuta e amata, non sente la necessità di farsene una propria, preferendo (per ora) la vita solitaria.